L’alimentazione degli ultracentenari

L’alimentazione degli ultracentenari

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Vivere a lungo e in buona salute è ormai il grande desiderio di tutti. In un mondo in cui raggiungere età elevate non è più riservato solo ai pochi fortunati, una vera fortuna lo può invece essere, trascorrere in salute e autonomia gli anni della vecchiaia.
Una vera sfida è anche preservare la salute nel corso degli anni, evitando continui acciacchi e malesseri, continui consulti del medico o l’assunzione cronica di farmaci.
Inserendo nella vita quotidiana, particolari modifiche e abitudini, è possibile intervenire sulla qualità e la lunghezza della vita. La ricerca ha infatti confermato che, l’ambiente è sempre più forte dei geni, sia in senso positivo che negativo.
I caratteri fisici di un individuo sono, infatti, determinati da una componente immutabile, ossia le informazioni scritte nel DNA e dall’azione dell’ambiente esterno, ossia da alimentazione, inquinamento ambientale, esercizio fisico…

Gli ultra centenari di Okinawa

Gli studi di popolazioni ultra centenarie, dislocate in varie parti della terra, hanno evidenziato la centralità dell’alimentazione nel mantenimento della salute, in associazione ad un adeguato stile di vita, che comprende esercizio fisico, costante lavoro mentale e il mantenimento di una buona vita sociale.


Non a caso quindi, tema assai dibattuto negli ultimi anni, è proprio l’alimentazione.
Attraverso la nutrigenomica poi, è possibile capire come, i nutrienti che assumiamo, possono influire sulla regolazione genica e cellulare dell’individuo.
La curcumina presente nella radice di curcuma, ad esempio, agisce proteggendo i neuroni e può essere utile per prevenire la demenza e la degenerazione neuronale stessa. I polifenoli, tra cui il resveratrolo presente nel vino rosso, le catechine del tè verde, gli antociani della frutta rossa, agiscono come regolatori genici.
In particolare, nella regione di Okinawa, situata nel Giappone Meridionale, la popolazione è caratterizzata da una lunghissima aspettativa di vita, con un elevato numero di ultra centenari, associata ad un bassissimo rischio di sviluppare patologie correlate alla vecchiaia.
Vi è infatti, la completa assenza di patologia cronica dopo i 70 anni: raggiunta quell’età nessuno si ammala, ma muore all’improvviso, in tarda età, senza sapere esattamente la causa della morte. La morte sopraggiunge per vecchiaia. Le ricerche hanno confermato che, pur essendoci un probabile vantaggio genetico, associato ad una minor predisposizione alle patologie cardiovascolari, vi è l’influsso dell’ambiente. La popolazione ultra centenaria, infatti, è presente solo nei villaggi, mentre, nella capitale, in cui la vita è di tipo occidentale, la percentuale scende drasticamente.
Questo dimostra che, il vantaggio genetico non si mantiene variando le condizioni ambientali e che l’impatto dell’ambiente sui geni è fortissimo e rappresenta il target su cui intervenire.
L’alimentazione di Okinawa è basata quasi esclusivamente sul consumo di radici di vegetali, principalmente patate dolci, verdura, soprattutto di colore verde e giallo, elevato consumo di alimenti a base di soia e piante medicinali; moderato consumo di pesce, carni magre, frutta, spezie, te’ e alcolici.

Dal Giappone al Mediterraneo

Non sempre però è necessario trovare le risposte in luoghi così lontani e diversi dalla nostra vita ed è ormai noto a tutti l’importanza della Dieta Mediterranea. Si tratta di un modello alimentare inspirato all’alimentazione che tipicamente viene utilizzata nei paesi che si affacciano sul Mediterraneo, alla cui aderenza è associata una minore incidenza di mortalità prematura e di malattie
cardiovascolari. Consideriamo però che la Dieta Mediterranea, non riguarda solo “cosa si mangia”. Non si tratta solo di alimentazione, ma di usanze culturali, religiose, economiche ed agricole,
peculiari di ogni territorio e della sua popolazione. I punti cardine sembrano essere, l’abbondante consumo di olio di oliva, l’elevato consumo di frutta e verdura fresca e di stagione, cereali integrali, legumi, noccioline e semi. Moderato consumo di pesce e frutti di mare, carne bianca, uova e prodotti lattiero-caseari fermentati quali lo yogurt e il formaggio.
Modestissimo è il consumo di carne rossa, carne conservata e lavorata, salumi e insaccati, e cibi ricchi di zuccheri.
Frequente, ma moderato (1 bicchiere) consumo di vino, soprattutto rosso, in associazione ai pasti.

 

Buone abitudini alimentari

E’chiaro quindi che, il comune modello alimentare basato su elevato consumo di carboidrati raffinati, zuccheri semplici, acidi grassi saturi, a discapito di frutta e verdura, fibra, sostanze antiossidanti e acidi grassi polinsaturi omega-3, è del tutto contrario a ciò che viene considerato salutare ed è associato ad infiammazione, predispone all’obesità e alla comparsa, in età sempre più precoce, di malattie croniche.
In natura esiste solamente cibo molto nutriente e ricco di calorie, mentre i cibi industriali o lavorati sono prevalentemente ipercalorici e privi di nutrienti, che vengono facilmente persi durante i processi di lavorazione e conservazione, o per uso di materie prime di dubbia qualità.
Il primo passo per la correzione alimentare è cercare di evitare cibi conservati, preferendo “cibi veri”, il più possibile corrispondenti agli alimenti presenti in natura e che, almeno in parte, potevano essere quelli a disposizione dei nostri antenati. Bisogna infatti tenere presente che, sebbene l’alimentazione dell’uomo sia variata notevolmente rispetto a quella dei nostri predecessori, i
genetisti ritengono che i geni siano quelli dell’uomo di 250.000 anni fa.
L’evoluzione dell’uomo è stata molto più rapida quindi, della variazione genetica e, in parte, il nostro organismo sarebbe ancora predisposto per quel tipo di alimentazione.

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