Il mondo è buono: 0-7 anni

Il mondo è buono: 0-7 anni

- in Psicologia, Ultime Notizie
140
0

Speciale Pedagogia Waldorf

Dopo un certo periodo nel grembo, che può essere visto come il paradiso, l’amore materno o divino caccia fuori l’individuo da questa beatitudine perché inizi a prendere coscienza di sé.
Noi nasciamo affidandoci al Mondo proseguendo con quella fiducia che riponevamo nelle gerarchie angeliche che ci guidavano prima di esistere (ex = fuori – sisto = sto in piedi nel Mondo).
Ora inizia l’educazione, prima è propedeutico che la madre abbia una morale sana e giusta. In questi anni tutto quello che arriva dall’esterno viene interiormente riprodotto. Ed è questa imitazione che porta il bambino a realizzare le sue prime attività:

  • camminare (Io Sono la via);
  • parlare (Io Sono la vita);
  • pensare (Io Sono la verità).

Il camminare è un orientare il proprio corpo nello spazio: è il bambino, il suo Io o spirito, che cerca di raggiungere la posizione eretta. Egli vuole andare incontro al proprio karma. Vuole esprimere i propri talenti per gli altri (idealismo) e architetta tutte le situazioni, come la corrente ereditaria, l’ambiente in cui vivere (realismo). Come educatori sarebbe sano non forzare i bambini in ciò che la natura chiede: è sufficiente stargli accanto dando tutto l’aiuto necessario, senza alcuna costrizione, solo con amore. Così facendo eviteremo di guastargli la vecchiaia. L’educatore non si limita a guardare al presente ma all’intera vita. Una coercizione esteriore che obblighi il bambino a camminare precocemente, ad orientarsi nello spazio, provoca nell’uomo di 50-60 anni malattie del ricambio come i reumatismi o la gotta, che egli non riuscirà a controllare.

Il parlare, la parola, è la tipica espressione della propria interiorità (anima). E se è bene accompagnare con amore il bambino a camminare, bene è anche che, nello sviluppo del suono articolato, ovvero del linguaggio, l’adulto sia verace in ogni pensiero. Il bambino è interamente dedito a tutto ciò che si svolge intorno a lui: totalmente ricettivo. Se come educatori siamo sempre veritieri, il piccolo, imitando quanto è intorno a lui, rafforzerà in sé la più sottile attività che si svolge continuamente nel suo organismo con l’inspirare e l’espirare.
Non veritiero è, per esempio, credere di mettersi, per andargli incontro, a parlare al suo livello con tutte le storpiature. Parlare in modo imperfetto provocherà, da grande, una difficoltà agli organi digestivi. Il pensare inizia a svilupparsi dalle parole.

E come intridiamo d’amore l’aiuto a camminare e di veridicità l’insegnamento a parlare, occorre che nei nostri pensieri regni la chiarezza. L’organismo si realizza a seconda di quanto amore, veracità e chiarezza attorniano il bambino.
Se abbiamo pensieri disordinati, tipo diciamo una cosa e ne facciamo un’altra provocheremo disordine intorno al bambino. Questa è la vera causa del nervosismo che troviamo nella civiltà attuale. Avremo dunque una sana crescita del bambino se lo accompagneremo aiutando le sue prime attività con:

  • Amore nel Camminare
  • Veracità nel Parlare
  • Chiarezza nel Pensare

Possiamo vedere come questa totale e piena fiducia che il bambino ripone nel Mondo sia l’archetipo di ciò che l’uomo chiama “religione”.
Così come l’adulto si abbandona al mondo divino-spirituale, il bambino si affida al Mondo circostante. Ai nostri giorni sembra difficile credere che anche i pensieri e i sentimenti siano parte della realtà: conta, per la maggior parte, solo ciò che è visibile o percepibile all’esterno.
Si pensa, infatti, che per la sana crescita di un bambino piccolo sia più che sufficiente dargli da mangiare, farlo dormire, tenerlo pulito, portarlo a spasso e curarlo se sta male. E si crede che basti fare in modo che il bambino non si accorga se i genitori stanno male, se litigano, se hanno pensieri brutti per la testa. Ma questo è un errore che comporta delle conseguenze, in quanto il bambino viene plasmato fisicamente non tanto da quello che gli adulti che lo circondano dicono e fanno, quanto da ciò che sono nella loro interiorità, nella loro morale.

Considerando la biografia umana come un parallelismo in cui si ripropongono le successioni dell’evoluzione terrestre e culturale possiamo riscontrare come le prime ere storiche rivivano nei primi tre anni.
Quando i Greci chiesero agli Egizi chi li avesse guidati sin dai tempi antichi, loro risposero che all’inizio erano gli dèi ad insegnar loro, e solo dopo gli uomini. Con una conoscenza scientifico-spirituale si perviene ad uno stadio Terra (detto Luna) precedente l’attuale, in cui l’uomo non aveva ancora la forma che conosciamo oggi e dove vi erano altre entità che, pur non avendo la figura umana, erano i precursori degli uomini. Nella tradizione cristiana sono detti Angeli, in oriente “entità dhyaniche”, mentre sopra di loro troviamo gli Arcangeli.
Questi Angeli sono stati “uomini” durante l’età lunare. A seguito della caduta del continente Atlantico, nota come Diluvio Universale, che segna il passaggio da un’epoca (Atlantica) alla successiva (Post-Atlantica: la Nostra), vediamo susseguirsi tre periodi culturali indicati come:

  • Paleo-Indiano (Santi Risci – Veda);
  • Paleo-Persiano (Zarathustra);
  • Egizio-Caldaico-Ebraico.

In questi tempi antichi l’umanità si affidava a Esseri Straordinari quali educatori della civiltà umana. Essi si esprimevano attraverso uomini e si sapeva che in quel momento non parlava vita umana ma dèi.
A poco a poco, però, questa porta, verso il mondo divino-spirituale, si chiuse e l’uomo dovette iniziare ad affidarsi sempre più a sé stesso.
Così vediamo nella storia dell’umanità quanto avviene nel bambino piccolo dove il mondo divino entra nell’anima inconscia del nascituro e opera all’organizzazione del corpo. Egli inizierà a sentirsi come Io, da quando arriverà a ricordarsi le esperienze fatte.
Di questo evento ne abbiamo un’immagine bellissima nel Labirinto di Minosse (Minos). Gli Egizi chiamavano “Menes” colui che aveva iniziato la prima civiltà umana, avvertendo che questo comportava per l’uomo la possibilità di “errore”. D’ora in poi egli era affidato allo strumento del suo cervello. L’errore viene simboleggiato nella costruzione del “labirinto” – le circonvoluzioni del cervello – ovvero il mezzo dei propri pensieri nel quale l’uomo può smarrirsi.
Per gli orientali “Manas” è l’uomo pensante, “Manu” significa colui che
porta il pensiero. In tedesco “Mensch” è l’essere umano. Questo affidarsi, da parte del bambino, in questo settennio, imitando se ne ha la fortuna, persone sagge ed amorevoli che lo circondano è il presupposto per sentirsi autonomo ed interiormente libero nel settennio che dal punto di vista delle forze interiori si ripropone dai 35 ai 42 anni di vita: le forze della libertà non sono altro che quelle trasformate, nel corso della vita, dall’imitazione.
Il bambino, da adulto, avrà le risorse della creatività individuale e saprà impegnarsi per il Mondo attualizzando le sue capacità. E l’uomo più libero è quello che mette con gioia al servizio degli altri i propri talenti.
Questa creatività è bene che non venga bruciata nei bambini dando loro giocattoli ben congeniati tecnicamente ad arte.
Una bambola quasi vera è antiartistica perché non stimola quella forza plastica che agisce interiormente, che lavora di continuo come uno scultore.
La stessa bambola, invece, creata da un tovagliolo, sviluppa queste forze plasmatrici, che salgono dal sistema ritmico cardio-respiratorio, fin al cervello scolpendone la forma. Quello che il bambino ancora non capisce è una frustata per il suo cervello.
Sapendo che è un imitatore, è sano che nei suoi giochi si esprimano le attività dell’uomo che diano una vera immagine della vita (contadino, muratore, falegname) e non attività intellettuali, tanto apprezzate dalla civiltà odierna.
Il fanciullo, in questo settennio, è un artista che plasma il proprio corpo in ogni sua componente organica fino allo spuntar dei suoi denti. Questa trasformazione organica segnala che il bambino ha superato i fattori ereditari ed è pronto all’educazione scolastica.
Da questi minimi accenni, possiamo notare l’importanza e l’attenzione che occorre aver coi bambini, pur non essendo genitori. Vediamo quanto possono diventar loro i nostri maestri, per ciò che possono insegnarci, osservando le forze utilizzate inconsciamente nei primissimi anni.
Le forze divino-spirituali che ci permettono di camminare, parlare e pensare e che andiamo a risvegliare vivendole con coscienza, sono le stesse che ci permettono di accedere al Mondo sovrasensibile.

«Se non diventerete come bambini non entrerete nel regno dei Cieli».

Condividi...
Share on FacebookShare on Google+Tweet about this on TwitterEmail this to someone

You may also like

Infiammazione mentale

Di Damiano Pellizzari Una delle favole più amate