Fermezza interiore e Cuore aperto
Nel nuovo periodo che ci si prospetta, siamo sempre più chiamati a scegliere tra una scienza naturale, fredda ed intellettuale – che dovrebbe dare tutte le certezze esistenziali («lo dice la scienza»)–, e una religiosità a cui votarsi come ultima speranza quale riscatto dai poteri.
Sappiamo, però, che c’è sempre una terza via: la Scienza dello spirituale promossa da Rudolf Steiner oltre un secolo fa. I suoi scritti principali, con piena dedizione, ci spronano al coraggio conoscitivo e alla conoscenza che ama tutto quello che ci attornia, dalla Genesi della creazione fino al suo compimento, all’Omega.
La rivelazione divina, per mezzo di un testo come la Bibbia, ci narra per immagini tutto quello che noi oggi possiamo leggere ne “La scienza occulta nelle sue linee generali” di Rudolf Steiner; qui, infatti, sono descritti gli inizi del nostro Cosmo e l’evoluzione futura fino alla fine dei tempi. Egli indica anche come si possa conseguire questa conoscenza dando indicazioni di metodo, affinché ognuno col suo impegno individuale, fatto di continuo allenamento, sviluppi i propri organi interiori sovrasensibili. Non vi è imposizione e nemmeno dogmatismo, il testo va preso come una “lavanda dei piedi” propedeutica al cammino dell’anima, perché essa diventi uno spirito umano che conosce e si muove in verità e veracità.
Di solito si è presi dal quotidiano, ci preoccupiamo di “questo e quello” e nelle 24 ore della giornata non si trovano neppure quei 5 o 10 minuti in cui isolarsi e dedicarsi alla propria interiorità o anima.
La maggior parte del nostro tempo è dunque incentrata sul corpo, dove per corpo s’intende il lavoro, la casa, la palestra, la vacanza ecc. A questo punto potremmo ricordare il detto: “Niente di male, ma poco di buono” che nel nostro caso si traduce così: venendo meno il contributo del nostro pensare esercitato in libertà e venendo meno le azioni che ne possono conseguire, non resta che delegare alla Religione e alla Scienza tutto il da farsi.
E, sino a quando non ci ammaliamo o incontrando una depressione esistenziale, non siamo messi alle strette continueremo a restare incentrati a inseguire una presunta, anelata felicità fatta di cose esteriori e futili. Il raggiungimento della «felicità» sembrerebbe la ragione di tutta la nostra esistenza. Ma in cosa essa consista non è ancora chiaro. Per lo più si ritiene che essa consista nell’avere una vita agiata, senza grattacapi e in cui sia appagato ogni desiderio. La realtà dei fatti, però, dimostra che spesso proprio le persone che credono di averla raggiunta, poi devono ricorrere alla psicanalisi perché il disagio è talmente forte da sentirsi affette nell’anima.
La psicologia dovrebbe prendersi cura dell’anima e guarirla, ma come?
La nostra cultura psicologica non ha una reale conoscenza dell’anima; tuttalpiù viene considerata un’appendice del corpo, morto il quale, sparisce anche l’anima. Si ricorre dunque ad artifici cui si demanda la soluzione del problema, con l’ausilio di antidepressivi, per esempio. Oppure, nel caso di una propensione religiosa ci si affida a preghiere consolatorie che, in ultima analisi, sono consigli alla divinità su come rendere migliore la nostra o quella altrui.
Si ignora che la divinità ci offre una vita che è già «il meglio» per noi, solo che agli occhi di un’anima infantile quale noi siamo, essa risulta un male.
Sia dal lato scientifico-naturale che religioso non possiamo aspettarci una cura. Eppure una prima cura esiste ed è semplice: consiste nel leggere contenuti ricchi di significato come il Faust di Goethe, per esempio, o la Divina Commedia di Dante, e meditarvi su ogni giorno. Poi è possibile introdurre anche esercizi che mirano a rinforzare la nostra parte di coscienza dormiente, ovvero la volontà. I nostri impulsi volitivi, infatti, sono per lo più dettati da istinti, passioni, sentimenti o pensieri indotti dalla cultura, dalla società, ecc., quindi da volontà assolutamente aliene dai veri intenti del nostro Io superiore, ovvero dell’Io che passa da una vita all’altra. Questo Io è il nostro spirito.
Lo spirito umano si attua pienamente nella volontà e nel suo esprimersi. Ogni esercizio che miri a rinforzare la nostra volontà implica il destarsi della nostra attenzione, ed è così che come esseri umani abbiamo modo di divenire sempre più coscienti di ogni nostro pensiero, di ogni nostro sentimento, di ogni nostra azione.
Grazie alle letture scientifico-spirituali e grazie alla pratica degli esercizi indicati da Rudolf Steiner, possiamo quindi capire sempre meglio chi siamo e da dove proveniamo; allora non ci sentiremo mai soli, perché avvertiremo gli Esseri dei Mondi sovrasensibili che ci accompagnano in ogni dove e in ogni stadio della nostra vita.
Inizieremo a sviluppare un’attività del pensare che ci renderà sempre meno nescienti e sempre più in grado di orientarci in tutti gli ambiti del Mondo. Riconosceremo se stiamo vivendo secondo una morale che incentiva la nostra crescita interiore rendendoci sempre più liberi, oppure se siamo subordinati a dogmi ecc.
All’inizio potremo sentire come un appesantimento alla testa e anche una sonnolenza, ma questo è solo l’effetto di una trasformazione di quanto grava nei meandri del nostro cervello. Ci vuole determinazione, e continuare lungo il cammino. Col passar del tempo proveremo un crescente entusiasmo che rigenera il sangue: sono i nuovi pensieri che grazie ai contenuti che immettiamo nella nostra interiorità corroborano il nostro organismo.
Così è iniziata la cura, e gli Esseri spirituali accanto a noi, come anche i nostri cari defunti, saranno meno tristi perché non si sentono più ignorati e dimenticati.
I cosiddetti “Ladri e briganti” (Gv 10,8) – il ladro ruba; il brigante picchia –, ossia le “controforze ostacolatrici” fanno di tutto per ridurre le nostre forze capaci di pensare autonomamente e liberamente, e il loro lavoro persegue fino a che queste forze non siano completamente spente. Un vero aiuto ad intraprendere il “cammino della conoscenza e dell’amore” è offerto da Rudolf Steiner. Egli descrive sette condizioni propedeutiche al risveglio dei nostri sensi latenti.
Prima condizione è la salute del proprio corpo e della propria interiorità: evitare ogni unilateralità di giudizio e di sentimento.
La seconda è quella di sentirsi membro della vita comune: considerarsi con-causa di quello che succede e non sentenziare.
La terza è sapere che i propri pensieri e sentimenti sono importanti quanto le azioni: odiare l’altro equivale a colpirlo. Da qui, la quarta condizione: il vero essere umano risiede nell’interiorità e non al di fuori; perseverare nel dovere interiore e aperto a quanto la vita del Mondo ci porta incontro.
La quinta richiede di essere costanti in una decisione presa: non abbattersi se non si vede un risultato, ma continuare ad agire amandone l’azione per il fine superiore.
In questo possiamo vedere il significato del “primo amore”: la volontà dello spirito umano a scendere sulla Terra per conquistarne la pienezza del suo essere quale creatura che diviene creatore.
La sesta condizione consiste nel vivere un sentimento di riconoscenza per quello che si riceve, perché siamo sempre debitori alla natura e agli altri.
La settima è quella in cui le precedenti si completano: osservare la vita alla stregua di queste condizioni.
Dedicarsi alla propria crescita interiore non richiede dunque di isolarsi in un eremo, e neanche di cambiare la propria quotidianità. Anzi, il cammino deve svolgersi senza che nessuno se ne accorga.
E se teniamo presente le sette parti costitutive dell’essere umano – corpo fisico; corpo eterico; corpo astrale; Io; Sè spirituale (manas); Spirito vitale (buddi); Uomo-Spirito (atma) –potremo leggervi la corrispondenza.
Il sette è sempre l’evoluzione della propria anima nel tempo, fino a realizzarsi in Spirito.