Ayurveda e medicina. Cos’è e quali sono i suoi benefici

Ayurveda e medicina. Cos’è e quali sono i suoi benefici

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Del Dott. Salvatore Di Prisco

Innanzitutto, per capire il significato della parola Ayurveda è utile partire dalla sua etimologia: ayus significa “vita”, veda significa “conoscenza”. Di conseguenza Ayurveda equivale a “conoscenza della vita”. È bene specificare subito che l’Ayurveda come “conoscenza della vita” è una conoscenza che tratta tutti gli aspetti della vita, non solo quelli pertinenti la medicina. La medicina ayurvedica è, quindi, solo una parte dell’Ayurveda intesa come conoscenza millenaria.

Maharishi Mahesh Yogi, assieme a molti altri suoi collaboratori operanti in tutto il mondo, ha avuto l’enorme merito di recuperare e rivisitare le basi del sapere della tradizione vedica e di renderlo fruibile con un linguaggio attuale che è facilmente proponibile, tanto che si può parlare di “Ayurveda Maharishi”.

Le conoscenze di fisica di Maharishi e le conoscenze scientifiche dei suoi collaboratori hanno sostenuto questa enorme opera di rivisitazione dell’antica conoscenza vedica indiana attraverso un approccio che è scientifico.

Maharishi ha posto una certa enfasi sul cosiddetto “paradigma della coscienza” che è l’argomento più importante della sua opera.

Il paradigma della coscienza, come paradigma fondamentale in medicina ayurvedica, è composto da:

– pratica routinaria della meditazione trascendentale secondo Maharishi;

– corretta routine igienico-alimentare quotidiana impostata su quello che in ayurveda è chiamato legge di natura (leggi del Dharma);

– una serie di pratiche mediche e di presidi farmacologici naturali, tutti testati sotto il profilo organolettico, dal Ministero della Sanità italiano.

Questo miglioramento di livello di coscienza nella pratica del “paradigma di Maharishi” conferisce un correlato e corrispondente miglioramento della funzionalità della fisiologia umana che può essere verificato anche in termini scientifici: ad esempio, in termini di aumentata coerenza delle onde cerebrali rilevate all’eeg e in termini di ottimizzazione di vari parametri ematochimici rilevabili con esami del sangue per il praticante (diminuzione acth, aumento serotonina, diminuzione lattato, ecc.). Quindi è evidente la stretta sinergia della pratica meditativa di cui sopra con tutte le terapie di patologie che sono trattabili nel territorio come disturbi funzionali, in medicina bioenergetica e in medicina psicosomatica, anche se, nella vita corrente, la stragrande proporzione dei fruitori di medicine ayurvediche non sono meditanti.

Il fatto che certi risultati ottenuti con l’applicazione di questo “paradigma della coscienza” possano essere espressi in termini, non solo simbolici o filosofici come si era soliti fare fino a qualche tempo precedente, ma anche con dati clinico-strumentali, mette a disposizione una medicina che, se da sempre si adopera per ottimizzare, nei limiti del possibile, il livello di coscienza, adesso lo fa anche con prove visibili e verificabili.

Questi risultati dell’effetto della coscienza sulla fisiologia, in Ayurveda Maharishi, sono spiegati in termini di contatto con le 5 forze di natura del campo unificato di energia che anticamente veniva chiamato Samhita; queste argomentazioni sul contatto con le forze del Samhita o campo unificato di forze di natura, non sono così semplici da sintetizzare, ma in un “abitudine” attuale che non tiene in sufficiente considerazione la coscienza reciproca negli atti medici modernamente sempre più meccanicizzati, sono molto interessanti da valutare.

Il livello di coscienza nell’essere umano – in questo “paradigma di coscienza” – è considerato come uno stato fisiologico non solo strettamente psichico, ma è tale in ragione di una connessione-contatto della unità psicosomatica umana con ciò che in fisica quantistica è descritto come il campo unificato delle leggi di natura, o campo di energia primigenia.

Viceversa, sempre in questo paradigma, il concetto di Ama, cioè di tossine è il concetto di una serie di “sostanze fisiche o psichiche impermeabilizzanti il contatto dell’unità psicosomatica con il campo unificato delle forze di natura”. Da questo mancato contatto consegue uno stato patologico di dissociazione con il campo unificato che in sanscrito è chiamato Praghyaparad.

Tossina o Ama va intesa nel senso di “ciò che non è stato digerito-trasformato dall’organismo dalle sue proprie leggi interiori che, nell’individuo, derivano da 3 principi e 5 elementi”.

Secondo Maharishi il nostro dna, la nostra fisiologia e la nostra anatomia risultano essere la materializzazione, la corporificazione in livelli successivi di fini energie primigenie che nelle diverse persone si concretizzano a dare espressioni di diverse realtà vitali individuali che dipendono dalla diversa combinazione nel singolo essere umano dai 5 elementi e 3 principi.

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