Superare ansia e preoccupazione per vincere
Riprendiamo il colloquio con Luca Rigoldi, pugile professionista vicentino, per parlare di stress, ansia e di come nel pugilato sia importante gestire il rapporto con il sacco.
Buongiorno Luca, ti ringraziamo per la disponibilità. Viviamo in un periodo storico in cui, anche a causa della pandemia, i problemi di salute mentale delle persone sono aumentati o sono percepiti maggiormente. Cosa pensi di quelle sensazioni di ansia o di attenzione mediatica che quotidianamente si ritrovano a vivere sportivi di successo? Come si affrontano e gestiscono questi momenti?
Sono felice di affrontare con voi un tema così importante e che mi è molto a cuore. Ho realizzato recentemente un corso di formazione, con supporto di altri docenti, sulla gestione sottopressione e ho riproposto un corso simile anche in carcere chiamandolo Lucidamente. In questo caso ci siamo occupati di analizzare la capacità di gestire situazioni stressanti e abbiamo parlato di stress positivo. Questa è una tipologia di stress che aiuta a uscire da certe situazioni mentre poi vi è lo stress negativo (quello che forse più si conosce normalmente) e quello che influisce negativamente sulla performance e sui risultati.
Ognuno di noi ha una lettura diversa dello stress. Credo che di fronte a questi temi sia difficile prendere una posizione, in quanto sono abbastanza soggettivi. Ancora oggi infatti non c’è un vero e proprio metro di misura relativo allo stress e la scienza non ci offre ancora dei riferimenti o una formula ben precisa da adottare.
Al momento lo stress non è riconosciuto come una vera malattia anche se, come detto prima, in questo periodo storico si nota sempre più una grossa difficoltà a gestire situazioni di ansia e di preoccupazione. Questo è ben visibile al giorno d’oggi e soprattutto, non era così visibile centinaia di anni fa. Credo che il mondo si stia adattando, ogni giorno che passa, ad una tecnologia sempre più avanzata, a situazioni di performance più incredibili e, in generale, ad un massimo risultato ottenuto con il minimo sforzo.
Cosa hai notato durante queste attività che stai sviluppando?
Con le attività con gli imprenditori e con quelle con i ragazzi, noto una grande difficoltà dal punto di vista relazionale, percepisco la mancanza di obiettivi fissi e, al contrario, la costruzione di immensi e sfarzosi “castelli di carta” nella nostra testa. Spesso ci si racconta storie, si crede ad esse (ci si sente ansiosi e preoccupati) e questo ci blocca dall’arrivare a raggiungere veramente gli obiettivi prefissati.
Per questo, in occasione degli eventi sportivi a cui partecipo, il mio primo obiettivo è quello di arrivare con calma e tranquillità, consapevole di aver dato il massimo tutti i giorni, consapevole dei miei mezzi, delle mie abilità ma anche dei miei limiti e delle lacune. Con questa prospettiva riesco a mantenere sempre un certo aplomb e concentrazione.
Si dice spesso che il sacco “è il pugile più forte del mondo”, cosa pensi di questa affermazione? Qual è il tuo rapporto con il sacco?
Per rispondere a questa domanda mi piace riprendere ciò che dice, in modo provocatorio, il mio maestro, una delle persone che stimo di più al mondo. Lui afferma che “in palestra non dovrebbero esserci né specchi né sacchi”. Il sacco non è un avversario, perché normalmente ti aspetti una risposta da un avversario. Il sacco, anche quando lo picchi, resta sempre lì appeso ed è l’unico avversario che non andrà mai veramente KO. Il sacco ha il compito di darti indietro tutto quello che tu gli dai. L’allenamento con il sacco è una situazione stimolante dal punto di vista atletico, fisico, tecnico ma non è un allenamento tattico, perché in quel momento non si riesce a provare alcuna strategia.
Il pugilato è uno sport di situazione a differenza di altri. Se batti la pallina da tennis contro il muro, puoi intuire dove va, questo non accade quando sei sul ring. Se una persona sceglie di allenarsi davanti al sacco, sicuramente sarà preparata bene dal punto di vista fisico ma dal punto di vista tecnico, e cioè quando dovrà prendere una decisione sul ring, sarà in netta difficoltà. Il sacco non ti stressa, l’avversario sì.
Per praticare qualsiasi sport è necessaria una grandissima solidità mentale. Ci sono degli sportivi a cui ti ispiri da questo punto di vista?
A mio parere, uno dei grandi della storia è Pietro Mennea. Scelgo lui per non parlare di pugili (come ad esempio, Muhammad Alì), ma di personaggi.
Pietro Mennea si allenava tutti i giorni in maniera costante, con una determinazione unica. Come lui, cerco di non identificarmi come un campione perché in questo modo c’è il rischio di rimanere sull’alloro e di non lavorare con la stessa determinazione, fondamentale per raggiungere un risultato.