Psiconeuroendocrinologia della gravidanza

Psiconeuroendocrinologia della gravidanza

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Nel primo Trimestre.

Quando la gravidanza è ai suoi esordi il corpo materno fin da subito è bombardato da messaggi ormonali che si ripercuotono in ogni angolo e che riflettono anche lo stato psicofisco della futura madre. Un ruolo fondamentale è rappresentato dal progesterone prodotto a livello ovarico e capace dopo il concepimento di guidare lo zigote (cellula uovo e nucleo dello spermatozoo fusi insieme) nel percorso che deve fare dalla tuba all’utero, sede di impianto. Per fare in modo che ciò avvenga il progesterone funge da silenziatore delle eventuali contrazioni che l’utero potrebbe innescare svuotando il suo contenuto (sottoforma di mestruazione). Questo stesso ruolo viene mantenuto dallo stesso ormone citato per tutta la durata della gravidanza, con un picco nel primo trimestre per fare in modo che l’atechimento dello zigote all’endometrio ispessito avvenga nella maniera più salda, così da garantire il miglior nutrimento al futuro bambino. Il progesterone gioca un ruolo chiave anche nel richiamare a riposo la madre; quante donne a inizio gravidanza manifestano un gran desiderio di riposare e soffrono di stipsi o di numerose minzioni che le costringono ad alzarsi più volte durante la notte? Si tratta infatti di un ormone “relax”, dà indicazione al corpo materno di rallentare i ritmi quotidiani, di prendere tempo ed energia per ciò che dentro di lei (consapevolmente o inconsapevolmente) sta avvenendo. Fin da ora dunque è intuibilie quale sia il compito materno primario: l’ascoltarsi. Il rallentamento della motilità intestinale, disagio che spesso accompagna lunghi periodo dell’attesa è concomitante anche a un rallentamento dello svuotamento gastrico: il progesterone agisce sui visceri quale il lume intestinale diminuendone la peristalsi e a livello stomacale rallentando la produzione di enzimi digestivi. Quest’ultima informazione spiega in parte la causa della nausea materna o “emesi” che caratterizza molte gravidanze ma non tutte ( ne soffre una donna su 4). Compare a partire dal settimo giorno di amenorrea ( assenza di mestruazioni) per terminare solitamente attorno alla 12esima-14esima settimana gestazionale. 
È possibile interpretare la sua comparsa come meccanismo di difesa del corpo materno a tutelare il feto mediante ciò che deve o non deve essere introdotto; a volte la nausea può essere particolarmente insistente e manifestarsi con episodi ravvicinati di vomito se la gravidanza è insorta in maniera inaspettata o se la madre soffre di disagi sociali profondi. Questa “guerra” interiore avviene perché nel primi tre mesi la donna è canalizzata verso la comprensione di ciò che le sta accadendo; si fa molte domande, se sarà all’altezza, se è pronta a farsi contenitore , quali saranno le conseguenze di questo evento. Più la donna si interroga e condivide ciò che pensa più sarà facile per lei entrare nel secondo trimestre in maniera serena.

Nel secondo Trimestre.

Molte donne lo riportano come il miglior periodo della gravidanza, è il momento in cui si fa spazio alla creatura che cresce, si impara a coglierne i segnali di movimento e la presenza diventa tangibile e  confermata dall’aumento delle dimensioni dell’addome. La madre si compiace nell’osservarsi e nel lasciarsi osservare, ha più chiaro quello che è il ruolo attuale di contenimento, ascolto e nutrimento. Parla molto con il bambino in pancia che sente la vibrazione della sua voce oltre ad essere tranquilizzato dal ritmo del suo battito. Sa riconoscere anche la voce del papà e la sua grande mano che fa ombra quando posta sull’addome materno. Si pongono le basi di una comunicazione a due, e poi a tre ufficialmente con l’avvento parto. Come suggerisce Verena Schmid, ostetrica attiva presso la Scuola Elementale di Arte Ostetrica di Firenze, una grande responsabilità investe le madri che “ gestano”, quella di imparare a pensare positivamente. L’inclinazione caratteriale del feto infatti ha una base genetica sulla quale non si interviene ma la madre ha la capacità di modularla attraverso i segnali ormonali che passano direttamente da lei a lui attraverso il sangue. Questi “segnali” sono ormoni neurotrasmettitori che vengono secessi dalle ghiandole endocrine materne come risposta allo stato emotivo materno in quel preciso istante. Per essere più concreti…quando siamo in preda al panico, siamo agitati o in ansia le ghiandole surrenali producono adrenalina e cortisolo, aumenta l’afflusso di sangue ai muscoli e siamo pronti nell’eventualità a fuggire o ad avere subito quantità di zucchero a disposizione per uno sforzo. Il bambino dentro l’utero assorbe direttamente dal sangue materno questi ormoni che superano la barriera placentare per essere sottoposti al feto. Ne deriva una conoscenza del bambino dello stato emotivo materno che lo rende partecipe di quanto accade, seppur indirettamente, nella vita della mamma. Il bambino manifesterà ascolto rimanendo fermo immobile in utero oppure, si muoverà molto come se la mamma avesse bevuto un bicchierone di coca-cola. Ma se la donna avrà modo di rilassarsi, stare con le persone che la fanno stare bene, prendere gli eventi lavorativi e famigliari con equilibrio ma soprattutto ricordarsi del ruolo di madre che le spetta considerando il suo inquilino, quest’ultimo recepirà endorfine (specialmente di tipo beta), ossitocina e relaxina. Il bambino si sente in armonia nell’abitare nella madre e con la madre. A livello caratteriale questo può fare la differenza sul temperamento futuro del bambino. D’altro canto è opportuno sottolineare come proprio la dualità dei sentimenti materni, il sentirsi felice e a volte triste, più vulnerabile e altre volte leonessa faccia in modo che il bambino conosca le due facce della stessa  medaglia: la vita.

Nel terzo trimestre

Ci si avvicina al momento tanto atteso. L’appuntamento al buio di fine percorso. La paura materna cresce parallelamente alla voglia di conoscere il suo bambino. È la paura del parto, del dolore, di qualcosa che non si conosce o si è già dimenticato durante la quale non si ha niente sotto controllo ma ci si deve fidare del proprio istinto. Fatto tesoro di ciò nei mesi precedenti, conoscendo i ritmi del piccolo, il suo modo di comunicare e mettendoci in connessione con lui ora ci si deve accordare sul quando “ VEDERSI”, per stringersi tutti insieme, papà compreso. Il corpo non mente e registra il desiderio materno tanto che l’effetto progesterone è leggermente diminuito. La donna avverte con frequenza casuale un indurimento dell’addome non associato a dolore (contrazione di Braxton- Hicks), in maniera inaspettata o come risposta ai movimenti fetali. Il piccolo tende a muoversi molto e a creare tensione verso la zona pubica con sensazione di peso puberale materno o verso la schiena con dolori che costringono la donna a camminare “ a papera”. Tutti questi sono segnali di benessere che nel quadro ostetrico sono sintomi di buona progressione della gravidanza. I corsi preparto lasciano spazio alla conoscenza di quello che sarà il travaglio ed il parto. La donna è attiva, inizia ad utilizzare gli strumenti a sua disposizione per far in modo che quel momento arrivi nel giusto tempo. Ascolta il suo piccolo e gli comunica le sue intenzioni. Probabilmente il feto è già disposto cefalico (testa” in giù” verso l’uscita), se così non dovesse essere probabilmente la comunicazione tra madre e figlio deve intensificarsi. Un  “blocco” materno non consente al piccolo di effettuare una capriola. Argomento di cui tratteremo nei prossimi articoli. La donna inizia a sfruttare la tecnica del massaggio perineale per rendere più recettivo ed elastico il proprio perineo, aumenta il numero di rapporti con il proprio compagno perché nel liquido seminale sono contenute le prostaglandine (sostanze ormonosimili)  in grado di preparare il collo dell’utero e innescare la contrazione uterina. È proiettata al futuro: predispone la stanza del piccolo, il suo vestiario e il fasciatoio; prepara la borsa del parto pensando al minimo dettaglio immancabile. La psiche materna è recepita dal piccolo che a sua volta si prepara al suo viaggio d’incontro.

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