Come vivere in un Mondo di necessità, facoltà, libertà

Come vivere in un Mondo di necessità, facoltà, libertà

Speciale Pubblicazione Rudolf Steiner

Di Massimo Nicastro

Quando al mattino apriamo gli occhi, non dubitiamo di essere nella realtà e di vivere nel Mondo. Ma siamo certi che non vi sia altro? Se nell’anima sorge il brusio che possa esistere dell’altro, e abbiamo la costanza di mantenere in noi tale brusio, ecco che iniziamo a “muoverci” interiormente; ciò che “non è” si trasforma in ciò che “è”, e questo ci porta a “commuoverci”. Questa forza dinamica è proprio l’amore che si muove trasformando il nostro pensare in un “divenire” continuo che genera azioni creative e feconde per noi e per gli altri.

Questa trasformazione presuppone una conoscenza che descrive e dettaglia quali sono le condizioni necessarie a livello corporeo – cioè la natura esteriore – affinché le facoltà animiche – cioè la natura interiore – arrivino a fiorire in modo da agire autonomamente e liberamente accompagnandoci nella realizzazione del nostro compito che è unico e al tempo stesso molteplice.

L’individuo si sente allora retto dal proprio cuore, come l’Albero della vita che sostiene i Cieli. Tutto ciò può sembrare una bella teoria, perché giunge il momento in cui ci si dice: necessita questo, serve quell’altro… Ma se decido di agire liberamente, cioè mosso dal mio spirito – cioè dalla natura divina in me –, e durante il giorno ritaglio del tempo da dedicare alla mia crescita interiore, così come col cibo mi occupo della mia salute esteriore, inizio a trasformare il mio mondo interiore, ovvero la mia anima, fino a capire col cuore e a sentire con la mente.

Come alla notte segue il giorno, così l’ignorare la realtà sovrasensibile costituita dai Mondi di Esseri che operano e sostengono religiosamente l’uomo, sarà seguito dal fatto che, procedendo di vita in vita, non vi sia alcuna libera individualità.
Per procedere in un percorso di conoscenza e comprensione della realtà invisibile, oltre ad una certa pazienza con se stessi, occorre per prima cosa la ferma decisione di leggere contenuti scientifico-spirituali sull’evoluzione e sull’uomo; poi è fondamentale dedicare quotidianamente del tempo alla meditazione in modo che si vivano i pensieri e gli impulsi di volontà, al punto che essi afferrino l’anima più fortemente di qualsiasi altra esperienza esteriore.
Oltre a queste due attività occorre che l’animo giunga ad una certa quiete, esercitando la forza di governare quei turbamenti che l’anima si trova a dover fronteggiare.
Ognuno di noi ha i propri ostacoli interiori ed esteriori: sono proprio questi che decidiamo di “incontrare” nelle ripetute vite, come miglior aiuto morale. La facoltà squisitamente umana di scegliere se seguire o meno quella “Forza” che duemila anni fa si è resa percepibile ai sensi, è il “campo della libertà” in cui possiamo muoverci autonomamente e operare delle scelte.
Un allenamento continuo del nostro pensare ci aiuta a diventare sempre più oggettivi, possiamo esercitarlo ogni sera, prima di andare a dormire. Si tratta di effettuare un visione retrospettiva della nostra giornata, procedendo dall’ultima azione alla prima, divenendo spettatori silenziosi di quel Tizio che ha gioito, si è arrabbiato, ha sofferto, in poche parole: del nostro stesso Io.

In questo modo iniziamo a fare l’esperienza del nostro “fratello maggiore” – l’Io spirituale o il “daimon” di Socrate – perché diventiamo sempre più “spassionati” e “spregiudicati”.
Guardandoci dal di fuori arriviamo a vederci come ci vedono gli occhi degli altri, arriviamo ad essere concordi con loro quando risultiamo troppo soggettivi, ovvero mentali, perché trascuriamo l’amore per l’altro e dunque siamo “amorali”.
“Morale” non è nient’altro che l’amore nel sostenere, con fiducia, la crescita degli altri, in particolar modo di quelle persone che il karma ci pone incontro. Questo interessamento crescente per il Mondo sviluppa organi di interazione ed inclusione con gli altri e quindi il Mondo stesso, dove ci viviamo in “comune unione” (Comunione) con le Forze primordiali del Cosmo, Archai o Spiriti della personalità (vedi n. 1°, 2019 SalutePlus o Termini specifici fine libri).
A questi Esseri è stata consegnata intorno al 400 d.C. dagli Spiriti della Forma (Exusiai o Elohim) la reggenza affinché dei pensieri indipendenti e liberi volti alla comprensione del Mondo sovrasensibile nascessero autonomamente in ognuno di noi.

Mentre fino al periodo Greco-Latino la saggezza era diffusa nel Mondo come l’aria che respiriamo, e si sapeva che la verità ci veniva ispirata (“Narrami, o Musa, dell’eroe multiforme, che tanto vagò”… – Omero, “Odissea”), dal Medioevo in poi la Divinità ha scelto di non interferire
nell’anima umana lasciando che sia l’individuo ad accogliere Loro con una “Scienza amante o dello spirituale”.

Se avvertiamo che il “Nostro Regno non è di questo Mondo”, abbiamo la possibilità di addentrarci in una “Selva oscura” la cui oscurità è stata generata da noi con le nostre incomprensioni ed indifferenze nel corso delle ripetute vite. E se consideriamo ogni giorno come una vita, avremo due realtà da curare: quella privata e quella pubblica.
La prima riguarda maggiormente la conoscenza di sé e del Mondo che occupiamo con una pausa di raccoglimento per il corpo, l’anima e lo spirito costituita dalle tre attività del:

• leggere (attenzione);
• meditare (distensione);
• praticare (intenzione).

La seconda, quella sociale, si articola col Mondo intero, nelle relazioni con gli altri e consiste nel coltivare comportamenti di natura morale. È comprensibile che all’inizio tutto questo sembri solo una faticaccia o “un sacrificio”, per usare un termine molto in voga quando si “deve” rinunciare a qualcosa di piacevole. In realtà sacrificare vuol dire rendere sacro, o meglio “fare” e “dare” tutto quello che si “ha” e si “è”, non per dovere, ma per libera decisione di amore: far liberamente ciò che è necessario.
Addentrandosi in questo sentiero della conoscenza, in un primo tempo si corre il rischio di cadere alla tentazione di creder di saper tutto, poiché si apprende quale meraviglia infinita siamo noi e il mondo; si cade nella trappola del “tradimento” (Serpe) all’umano, poiché si ignora lo spirito che vive negli altri e in un secondo momento si “ingannano” (Volpe) gli altri strumentalizzandoli ai propri scopi.

Se però la nostra attenzione del cuore mantiene una certa umiltà nel non voler assecondare il Mondo a se stessi, e invece ci si sforza di assecondare se stessi a quanto il Mondo ci dice, il Cosmo parlerà alla nostra testa o al nostro cuore per mezzo degli eventi che le vicende del quotidiano, ovvero il nostro karma, ci portano incontro.

Tutta questa attività della nostra coscienza giornaliera che fa di ogni conoscenza una esperienza, durante la notte si trasforma in facoltà che maturiamo il giorno dopo, così come tutte quelle di una vita le portiamo nella vita successiva. Coltivando quotidianamente la nostra anima, che è il ponte verso lo spirituale, non avremo più il bisogno di perdere la coscienza durante la notte, come avvolti da una protezione amorevole della divinità, ma resteremo desti muovendoci nella “musica della sfere”, cioè in quella realtà presso cui si reca e vive la nostra realtà interiore durante ogni sonno.
Questo sarà possibile se forti abbastanza da non venir folgorati dall’immensità della coscienza. Una tale immensità inonderebbe l’uomo non preparato, è tuttavia possibile navigare in tale immensità se retti e orientati dai nostri “alberi navali animici”.

La ritmica preparazione quotidiana nella vita terrena permette di non perdersi nei propri pensieri e sentimenti, e consente di anticipare la nascita nel Mondo spirituale avendo un corpo che percepisce sia coi sensi corporei sia con gli organi spirituali, e vivendo in esso con tutti gli Esseri dei Cieli, i tre regni delle Gerarchie divine.

Nel corpo abbiamo fattori di necessità dove la libertà è minima, mentre nello spirito abbiamo la massima libertà. La nostra anima, quale coscienza quotidiana, ha sempre la facoltà di tendere ora al determinismo di natura, ora alla creatività dello spirito. Per cogliere come le nostre esperienze e sofferenze quotidiane si trasformino in capacità per il futuro, riportiamo l’esempio offerto da Steiner sull’apprendimento della scrittura.

Esso può farci comprendere l’ampliamento dell’anima rispetto al nostro corpo ristretto in confini angusti:
“Lo scrivere abbraccia una somma intera di esperienze; se torniamo indietro con lo sguardo vediamo quale vasta attività abbia comportato, quanto lavoro e fatica vi siano nell’arte della scrittura. Pensiamo alle prove che abbiamo fatto per disegnare le lettere. Tutto questo confluisce nella facoltà dello scrivere. Da tutto quello che abbiamo provato, facendolo, abbiamo tratto un’essenza, e attraverso questa costante operazione sorge una facoltà interiore.”
(Seconda conferenza, Düsseldorf, 19 febbraio 1910)

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