Le Radiofrequenze e il loro impatto sulla salute

Le Radiofrequenze e il loro impatto sulla salute

Quali sono le conseguenze a lungo termine sul benessere fisico di adulti e bambini?

Lo scorso 9 ottobre si è tenuta all’Hotel BHR di Treviso la conferenza “WI-FI/5G sempre più veloce, salute sempre più lenta“, un prezioso appuntamento per scoprire le implicazioni delle nuove tecnologie 5Gsulla nostra vita quotidiana e soprattutto sulla nostra salute.

Tra i relatori c’è stato il prezioso intervento della Dott.ssa Fiorella Belpoggi, Direttore del Centro di Ricerca sul Cancro Cesare Maltoni dell’Istituto Ramazzini di Bologna. In questo articolo vogliamo riportare alcuni dei punti salienti di quanto la ricercatrice ha spiegato alla gremitissima platea.

Partiamo con alcuni numeri. Quando si parla di salute e di statistica c’è da dire che la misurazione sulle cause di morte viene fatta in maniera molto precisa. Nel 2018 le morti accertate per cancro nel mondo sono state quasi 10 milioni, per la precisione 9,6, con un media di 26 mila persone al giorno. In Italia, invece, il numero è di 150 mila nell’anno. Per fare un paragone e darvi la portata del fenomeno, la Dottoressa riporta che i morti civili in Italia durante la seconda guerra mondiale sono stati 130 mila.

Bisogna dire, d’altro canto, che la mortalità per cancro sta diminuendo. Ciò però non vuol dire che le persone colpite dal cancro stiano diminuendo, anzi. Il numero è in crescita, ma siamo diventati più bravi a fare diagnosi e curarlo. Occupandoci però di prevenzione, sottolinea la dottoressa, dovremmo occuparci anche del fatto che è importante far diminuire le persone che si ammalano. Quello che preoccupa di più nel numero di nuovi casi ogni anno riguarda i bambini. Negli ultimi 10 anni, infatti, c’è stato un costante aumento di casi tra i più piccoli. Ciò è dovuto al fatto che i bambini sono molto più suscettibili all’esposizione agli agenti pericolosi.

Le cause delle malattie ambientali croniche sono infatti l’età, l’esposizione e la suscettibilità. Non possiamo controllare l’invecchiamento e la suscettibilità, ma possiamo controllare l’esposizione. Oggi sappiamo che l’età in cui questa esposizione comincia è determinante per la causa delle malattie. La stessa dose somministrata ad un feto o a un neonato ha effetti molto più gravi rispetto ad un adulto.

Un tempo, negli anni ’60, si parlava di cancerogenesi industriale, cioè dentro i luoghi di lavoro, oggi invece si parla di cancerogenesi ambientale. Il tema centrale, continua la Belpoggi, è che le istituzioni non sono però cambiate, ma continuano ad imporci gli stessi limiti che imponevano negli anni del boom economico, che oggi però non sono più adatti a prevenire la nostra salute, soprattutto quella dei bambini!

Ciò che è più grave è che la maggioranza delle sostanze chimiche a cui siamo esposti non sono state studiate in modo adeguato per stabilire il loro possibile effetto tossico. Solo il 7% dei composti HVP, ovvero ad alto volume di produzione, sono stati studiati abbastanza da conoscerne i loro livelli di tossicità. Tra questi, quindi, molte potrebbero essere parte di agenti che aumentano l’esposizione ai tumori.

Entrando nel vivo dell’argomento della serata, la dottoressa Belpoggi cita a questo punto le radiofrequenze come possibile causa di tumori. L’istituto Ramazzini si è occupato di studiarle, con particolare attenzione al 2 e 3G, con uno studio che è durato quasi 10 anni. Nel 2002, anno di inizio della ricerca, questa nuova tecnologia si stava appena affacciando e sembrava destinata a restare per molto tempo. Quali sono stati i risultati?

Il più evidente riguarda proprio i bambini. Gli effetti biologici dei campi elettromagnetici non ionizzanti a radiofrequenze hanno come conseguenza il surriscaldamento dei tessuti corporei. Nei bambini, per la dimensione e la costituzione dei tessuti, tutto il cervello si surriscalda, con possibili conseguenze molto gravi sulla salute a lungo termine.

Lo studio dell’Istituto Ramazzini, infatti, ha evidenziato la sperimentazione su cavie un aumento dei tumori sia nel cervello che nelle cellule di Schwann, presenti nel cuore. Questa evidenza è stata segnalata anche da uno studio condotto negli Stati Uniti dal National Toxicology Program. La dottoressa sostiene quindi che questi dati incrociati confermino in maniera incontrovertibile il fatto che le antenne 5G posso essere una fonte di cancerogenicità molto forte.

Cosa dicono a riguardo le istituzioni? La IARC, l’Agenzia Internazionale della Ricerca sul Cancro colloca i campi elettromagnetici a radiofrequenza come “possibili agenti cancerogeni per l’uomo”, mentre classifica come “limitate” le evidenze epidemiologiche e “non sufficienti” quelle sugli animali. Mancano cioè i dati, secondo loro, per esporsi in maniera chiara sull’argomento. Dal 2011, anno di pubblicazione dello studio dell’Istituto Ramazzini, però, non sono stati fatti degli approfonditi sugli effetti delle antenne sulla nostra salute, antenne che nel frattempo si sono moltiplicate. Non è bastato dunque che due istituti in due parti opposte del mondo giungessero alla stessa conclusione sulle radiofrequenze per sollevare un campanello d’allarme nell’organismo internazionale. Dunque, cosa si può fare? La Dottoressa Belpoggi sostiene che il principio di precauzione andrebbe sicuramente applicato. Sia lo studio del Ramazzini che quello americano forniscono una prova sufficiente affinché lo IARC rivaluti le proprie conclusioni riguardo al potenziale cancerogeno delle radiofrequenze nell’uomo. Le stesse compagnie telefoniche dovrebbero contribuire a rendere più sicuro l’utilizzo dei telefoni attraverso investimenti finalizzati ad anteporre la salute pubblica al potenziamento del segnale. Infine, una possibilità potrebbe essere lo sviluppo di apparecchi telefonici che funzionino a lunghezze d’onda a più bassa frequenza.

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