La diffusione della cannabis nel pianeta Terra

La diffusione della cannabis nel pianeta Terra

Negli ultimi 100 anni della storia dell’uomo si è evidenziata, sempre di più, una perdita di memoria collettiva circa le nostre origini e quelle del pianeta che ci circonda.

Sebbene la “perdita di memoria” sia trasversale a molti argomenti inerenti il nostro “essere”, c’è n’è uno, in particolare, che si sta dimostrando necessario al mantenimento di un pregiudizio. Con questo articolo vorrei tentare di rinfrescare questa memoria, offrendo ai lettori uno spunto di riflessione che li aiuti a riconsiderare la storia di una pianta che è sul pianeta Terra da molto prima di noi e che, molto probabilmente, continuerà ad esserci anche dopo che noi saremo scomparsi.

La pianta di Cannabis ha una storia molto più “lunga” di quella dell’essere umano e la sua comprensione è materia di acceso dibattito scientifico.

Le ipotesi sull’evoluzione storica della pianta di Cannabis si basano su diversi reperti come semi, fitoliti, frutti, steli, tricomi, grani di polline, cordame e tessuti appartenenti alle diverse epoche in associazione alle testimonianze scritte lasciateci dai nostri antenati. Prima dell’avvento dell’uomo, com’è ovvio, la nostra conoscenza può essere semplicemente speculativa a posteriori.

L’unico precursore originario ipotizzato, si avvicinava molto ad una Var. Ruderalis di oggi ed ha seguito un’indipendente evoluzione millenaria in Eurasia, molto probabilmente vedendo la sua prima comparsa nel centro del continente Asiatico.

Molto tempo prima dell’arrivo dell’uomo nel pianeta, probabilmente durante una singola stagione maturativa, il precursore della pianta di Cannabis è incorso in una variazione genetica così particolare da creare un nuovo enzima, responsabile, da allora, della produzione della molecola THC. Questa variante si è mantenuta in alcune sottopopolazioni e, primavera dopo primavera si è perpetuata questa straordinaria capacità di sintesi biochimica. Tale variante genetica, considerata dagli studiosi come “mutazione” ha dato origine all’allele BT. Gli stessi studiosi hanno provato che tale evento rappresenta la più importante pietra miliare nella storia evolutiva della pianta di Cannabis.

Durante questi periodi molto antichi, fino al Pleistocene e primo Olocene, la terra era ancora un “organismo instabile”. Le glaciazioni si susseguivano regolarmente. Ciò rappresentava un forte stimolo selettivo per tutto il regno vegetale, ivi compresa la pianta di Cannabis. Quando le condizioni climatiche diventano così estreme, infatti, le piante non hanno possibilità di spostarsi come gli animali o gli uomini, la loro popolazione diminuisce e si “isola” autonomamente in quelli che vengono chiamati “rifugi ecologici”. È da li che, finite le rigide condizioni climatiche, ricominciano ad espandersi numericamente gli individui che più hanno saputo passare attraverso “il peggio”.

L’incontro con l’essere umano è avvenuto all’incirca nell’era del primo Pleistocene. Nella parte ovest del continente euroasiatico i primi ominidi sono venuti a contatto con il precursore a foglie sottili della pianta di Cannabis (ad oggi denominata Sativa) mentre i gruppi che si sono diretti nel sud-est asiatico, probabilmente, sono venuti a contatto con il precursore a foglia larga di Cannabis (ad oggi denominata Indica).

Il più recente lavoro di indagine tassonomica disponibile è stato pubblicato nel 2004/2005 da Hillig e Mahlberg. I due scienziati hanno scritto una serie di 5 studi dopo l’analisi di 157 semi di Cannabis differenti provenienti da diverse parti del mondo. Le indagini si sono focalizzate sulla produzione, da parte delle piante, di cosiddetti “allozimi”, che, essendo sostanze facenti parte del complesso metabolico principale della pianta, sono considerati come “non affetti” dalla selezione umana. Questi lavori consigliano di suddividere il “genere Cannabis” in 7 domini tassonomici distinti (li trovate riassunti nell’infografica). Tale classificazione è la più recente e la più articolata facendoci rendere conto di come lo studio di questa pianta non sia così semplice come appare e, pertanto, non deve essere trattato superficialmente.

La dispersione della pianta di Cannabis e delle varianti tassonomiche di cui abbiamo appena parlato è riassumibile in 6 fasi:

Fase 1: dispersione primaria lungo l’Eurasia 10.000 – 2000 anni BC

La pianta si era stablizzata in queste regioni già 100.000 anni prima. Alla fine delle grandi glaciazioni. L’essere umano ha utilizzato ciò che la Natura aveva selezionato in queste regioni. Le popolazioni di piante di Cannabis si propagavano dai “rifugi ecologici” che erano riuscite a trovare.

Fase 2: diffusione Africana e Sud-Est Asiatica 2000 – 500 BC

La pianta di Cannabis si diffonde grazie all’uomo che ne fa un utilizzo prettamente spirituale-religioso come testimoniato dalla quasi assoluta mancanza di reperti che attestino l’utilizzo di fibre o semi. Sebbene in Africa la data di comparsa della Cannabis è ancora in discussione, ciò che è certo è che i commercianti Arabi ed Indiani hanno contribuito decisamente al processo di introduzione nella pianta in quel continente. Alla fine di questo periodo, la tipologia a foglia stretta era ancora confinata in Europa e ci sarebbe rimasta fino all’inizio dell’espansione coloniale del mondo occidentale.

Fase 3: diffusione nel nuovo mondo 1545 – 1800 DC

È in questo periodo, grazie alla diffusione dei migranti europei, che la canapa va oltre i confini di questo continente ed i suoi utilizzi tessili ed alimentari cominciano ad essere conosciuti anche nel continente Americano fino ad allora “vergine” a questa pianta. Durante questa fase di espansione la Cannabis si adatta perfettamente ai climi delle varie latitudini e longitudini iniziando il suo periodo di “nuova stabilizzazione”.

Fase 4: diffusione nel nuovo mondo 1800 – 1945 DC

Verso la metà del 1800 vengono introdotte, in Europa e negli Stati Uniti le varianti da seme e fibra di origine cinese. Parallelamente a questa diffusione, in alcune altre zone come Caraibi, Centro America, Colombia e Messico, la selezione umana puntava al più elevato contenuto di THC possibile, selezionando le piante verso quella direzione, incuranti delle altre sue proprietà.

Fase 5: Espansione dopo la seconda guerra mondiale 1945 – 1990 DC

Il proibizionismo era iniziato un paio di decenni prima e stava raggiungendo il suo culmine. Il tentativo di soppressione della coltivazione della pianta di Cannabis ha favorito i mercati illeciti i cui “padroni” incrociavano varianti Landrace differenti per ottenere il maggior contenuto di THC possibile. Si era ottenuta la diffusione di varianti Afghane e Indiane anche nel continente europeo, in associazione alle opere di selezione fatte da Colombia e Messico che, in quegli anni, primeggiavano nelle esportazioni in tutto il mondo.

Fase 6: Ambiente Artificiale e proliferazione della Canapa industriale 1990 – oggi

La imponente proibizione legata a questa pianta ha condotto a due estremizzazioni. Da un lato la forzatura di una coltura in campo aperto che debba rispettare espressioni di THC pressochè innaturali. Dall’altra, ha condotto ad una vastissima urbanizzazione della coltivazione della pianta “da droga” che viene propagata all’interno di abitazioni dove acqua, luce e privacy sono prontamente disponibili. Tale urbanizzazione ha portato alla completa dipendenza dall’uomo di questa variante di Cannabis (“da droga” ndr) che solo grazie a lui prolifera e si propaga.

Per concludere vorrei riportarvi la traduzione esatta di un breve passo del libro da cui sto traendo tutte le informazioni che vi riporto: “ Gli esseri umani hanno portato la coltivazione e l’utilizzo della pianta di Cannabis per tutto il globo terraqueo, perfino nei nostri attici, garage o armadi. C’è ancora poco terreno che la Cannabis debba ancora conquistare. La dispersione mediata dagli umani e la coltivazione clandestina assicurano che il patrimonio genetico della pianta di Cannabis possa vivere in un mondo che cambia sempre più velocemente, così come ha fatto per millenni. La domanda è: in cosa evolverà ora? Che cosa vorranno ancora gli esseri umani dalla pianta?”

La risposta la provo a dare, umilmente io: ritrovare la loro ”coscienza” dimenticata.

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