La propaganda della bugia

La propaganda della bugia

Nella metà dello scorso secolo la seconda guerra mondiale si apprestava a devastare un’intera generazione. In quel contesto vi era un estremo bisogno di radicalizzazione delle Idee e Goebbles, secondo a Hitler, aveva elaborato dei principi su cui basare la sua propaganda. Con estremo stupore ho personalmente notato come siano essi stessi applicabili anche al tema Cannabis. Forse, quindi, il messaggio che noi consideriamo come “vero” potrebbe essere un artefatto dell’intelletto “fino a quando la giustizia non scorrerà come l’acqua ed il diritto come un fiume possente” (ML King)

È iniziato tutto con il primo dei principi, quello della semplificazione e del nemico unico.
E’ necessario adottare una sola idea, un unico simbolo. E, soprattutto, identificare l’avversario in un nemico unico responsabile di tutti i mali. Marijuana, nel nostro caso. “Negli Stati Uniti d’America ci sono 100mila fumatori di marijuana. La maggior parte di loro sono negri, ispanici, filippini e artisti. La loro musica satanica, il jazz, lo swing, sono il risultato dell’uso di marijuana che provoca nelle donne bianche il desiderio di intrattenere rapporti sessuali con negri, artisti e altri. (…) la prima ragione per mettere la marijuana fuori legge è il suo effetto sulle razze degenerate. È una droga che provoca assuefazione e produce negli utilizzatori insanità, criminalità e morte, porta al lavaggio del cervello pacifista e comunista, induce i negri a pensare che sono come gli uomini bianchi, è la droga che piu’ ha causato violenza nella storia dell’uomo. Fuma uno spinello e probabilmente ucciderai tuo fratello.”

Così tutto è iniziato. Con queste parole di H. Aslinger, direttore del Beaureau of Narcotics americano. Il nemico era stato identificato.

La propaganda è continuata metodica, contagiando, trasponendo, eagerando e travisando, volgarizzando le argomentazioni contrarie, orchestrando il mantenimento dello status quo, rinnovando continuamente una falsità, facendo si che fosse “accettata da tutti”, rispettando i criteri di verisimiglianza, di silenziamento dell’opposizione e operando proprio su substrati che fatichiamo a comprendere e che risuonano nel nostro inconscio generale. Nel caso della Cannabis la sua psicoattività che interagisce con lo stato mentale considerato “normale” dalla maggior parte delle persone.

Affrontare l’argomento Cannabis significa andare oltre tutti questi parametri che “blindano” una realtà molto diversa da quella che appare. Approfondire la ricerca sta solo a noi, le informazioni sono ormai ampiamente disponibili a tutti.

 

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