Bruxismo. Quando lo stress rovina i denti

Bruxismo. Quando lo stress rovina i denti

- in Disturbi del sonno, Salute e Benessere
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Il bruxismo può essere definito come un’azione ripetuta dei muscoli mandibolari che digrignano i denti tra di loro o li serrano in una posizione fissa; il primo è dinamico il secondo è statico.

 

Esiste un bruxismo del sonno ed un bruxismo della veglia.

 

La diagnosi di bruxismo non può avvenire solo in base ai segni clinici; per cui usure dentali, indentature sulla mucosa della lingua e delle guance, ipertrofia dei muscoli masseteri, ipersensibilità dentale, danni a ricostruzioni dentali sono tutti segni clinici che possono indicare la presenza di bruxismo che potrà essere confermata solo da misurazioni strumentali come la Polisonnografia o l’Elettromiografia.

 

La letteratura riferisce che almeno il 30% della popolazione, nel corso della vita, avverte tensioni a livello dei muscoli masticatori e altri segni riferibili al bruxismo.

 

Il bruxismo di solito viene considerato una parafunzione, di certo non una malattia, la cui origine non è di semplice individuazione.

 

Le ricerche di molti autori internazionali ed italiani, come il dr. Manfredini, escludono che il bruxismo abbia una relazione con l’occlusione o la dentatura; la probabile origine sembra sia multifattoriale.

 

Il bruxismo si presenta maggiormente in soggetti che sono maggiormente sensibili allo stress e presentano una personalità ansiosa. Il bruxismo provoca un notevole sovraccarico sulla componente muscolare che per questo può diventare assai dolente (si tratta dei muscoli masticatori, quindi quelli del capo) e della componente articolare (si tratta delle ATM, articolazioni temporo mandibolari).

Le più recenti ricerche indicano che il bruxismo è correlato a fenomeni di attivazione del sistema nervoso centrale durante il sonno quali l’irrequietezza motoria notturna nei bambini, le apnee del sonno e altri disturbi respiratori (e no) del sonno.

 

Per tutti questi motivi, il bruxismo, che da sempre è di competenza dell’odontoiatra (la cui figura deve comunque rimanere centrale) d’ora in poi dovrebbe essere considerato anche da altre figure mediche, a partire dal medico di base.

 

La letteratura scientifica ha ormai completamente smantellato l’idea che possa esserci una relazione tra occlusione e bruxismo dando invece enfasi agli aspetti psicologici e psicosociali che sono alla base soprattutto del serramento dei muscoli.

 

Ormai la letteratura è concorde sul fatto che in questi casi lo stress e la capacità di gestire lo stress, che in personalità ansiose o in momenti di particolare sensibilità allo stress e all’ansia, si scaricano sulla muscolatura masticatoria e mimica serrandola. Tutto ciò a prescindere da qualsiasi tipo di rapporto con l’occlusione o la masticazione.

 

Nel caso del digrignamento, i meccanismi e la dinamica sono molto più complessi, non necessariamente sono correlati all’emotività dell’individuo. In questi casi è stato notato che c’è una vera e propria comorbidità (presenza concomitante di più patologie che interagiscono tra di loro) con fenomeni come quello delle apnee del sonno (OSAS). La letteratura pare indicare che i movimenti mandibolari siano un tentativo di opporsi all’ostruzione o riduzione di flusso a livello delle vie aeree che i distrubi respiratori del sonno comportano.

 

Il bruxismo, nella sua variante dinamica, con digrignamento dentale  notturno è molto frequente anche nei bambini. Questo fenomeno, in particolare, si riscontra quando sono presenti solo i denti da latte. Sembra che questo sia collegato all’immaturità del sistema nervoso centrale (con una turbativa del sistema dopaminergico). Parrebbe poi che possa esserci anche qui un fenomeno protettivo nei confronti delle apnee notturne che possono presentarsi anche in età pediatrica Infine anche qui, in ultima, ma non in senso di importanza, non va trascurato l’aspetto psicosociale del soggetto in esame.

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