Natale, Pasqua, Pentecoste

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Giotto pentecoste

Nascita, morte e rinascita dell’Uomo

Alla soglia della pubertà ci troviamo di fronte ad una vera e propria nascita: iniziamo ad avere giudizi nostri, a pensare con la nostra testa dando meno peso a ciò che gli adulti ci dicono con l’intenzione di aiutarci a capire le cose. In questa fase della vita ognuno di noi ha vissuto il desiderio di una autonomia nei confronti della autorità genitoriale o insegnante.
Sintomatico di questo cambiamento è la maturità sessuale, ovvero la capacità di poter far nascere da sé una creatura, un nuovo essere sul piano biologico. Questa facoltà, però, non riguarda solo l’ambito biologico. Nell’individuo sorge anche la capacità di emettere un giudizio personale, un pensiero articolato sulle cose che lo circondano e che il Mondo gli porta incontro.
Tutto quello che viene percepito dai nostri sensi non ha più il carattere di una nebbia indistinta, pian piano assume contorni sempre più precisi nella misura in cui in noi «nasce» e si sviluppa la capacità di fare di ogni percezione un concetto chiaro e pulito. In sostanza, di ogni fenomeno troviamo il «nome» specifico.
La verità che noi riconosciamo di ogni cosa, grazie alla forza del pensare, ci libera dall’oscurità di tutto il Mondo delle percezioni che ci viene spontaneamente incontro; la luce della verità schiarisce appunto ciò che prima non era chiaro. Questo processo conoscitivo è una vera e propria resurrezione, ci permette di orientarci sempre meglio nel Mondo e nella vita; il nostro gesto interiore, allora, non è più quello di subire il Mondo, ma di trasformarlo con gioia e coraggio in un continuo cammino interiore.
Invece, tutte le volte in cui non riusciamo a capire qualcosa, moriamo in noi stessi, come quando agiamo alla cieca o per automatismo compiendo inevitabilmente una somma di errori.
Se la nascita è un dato certo, la morte che riguarda ogni creatura ha sempre un che di imprevedibile. Ma anche ogni rinascita interiore, ogni risorgere in tutto ciò che possiamo capire col cuore, giunge quasi inaspettata, in punta di piedi, e quello che constatiamo è che, quando capiamo col cuore, le nostre azioni sono moralmente sane per noi e per gli altri.
Nel Natale che ricorre ogni anno sempre alla stessa data e che ci si offre come percezione abbiamo l’esempio di una nascita. Nella Pasqua, la cui data muta di anno in anno e per mezzo della quale quale possiamo trasformarci interiormente grazie alle forze del pensiero e del sentimento, abbiamo l’esempio di una rinascita. Nella Pentecoste, che esprime l’azione dello Spirito Santo su ogni individuo, c’è il tutto di nascita, morte e resurrezione, non solo relativamente all’evento che si è svolto duemila anni fa e che si è manifestato nell’essere Gesù-Cristo o Logos, ma relativamente ad ogni essere umano chiamato a diventarne veramente Uomo.
Ogni gesto e ogni parola pronunciata ai tempi di Cristo e tramandata dai Vangeli sono per ognuno di noi una pedagogia in senso conoscitivo e morale. E, oggi, ogni essere umano è come un adolescente che può darsi il compito di voler capire sempre meglio il Mondo per poter intervenire in esso in modo cosciente e responsabile.
Nel Grande Maestro di duemila anni fa possiamo riconoscere il nostro Pedagogo che offre non tanto il suo sapere quanto il suo fare e tutto il suo Essere.
Le tre virtù del
sapere
fare
essere
che sono l’essenza di un educatore, giungono con le “Lingue come di fuoco” (At 2,3).
I 12 Apostoli ricevono queste lingue di fuoco e ci rappresentano tutti: ad ogni uomo è dunque conferita la forza e la capacità di sapere, di fare e di essere. In sintesi, viene conferita la capacità di “parlare tutte le lingue”. Con questa immagine si allude alla possibilità di capirsi pienamente come uomini esercitando il massimo della tolleranza reciproca: l’amore sommo.
Acquisendo una conoscenza sempre più ampia della realtà umana e cosmica – grazie a una scienza dello spirituale – ogni uomo ha la possibilità di arricchire moralmente il suo fare e di diventare consapevole del suo essere quale entità spirituale.
Questa consapevolezza religiosa e questa forza morale faranno sparire l’emergere di ogni benché minima lamentela quotidiana per ciò che, altrimenti, viene vissuto come ingiustizia o come una punizione.
Ogni uomo può riconoscere, invece, quella forza che consente di capire una delle caratteristiche fondamentali dello spirito: la forza di assumere su di sé le conseguenze delle proprie azioni. Invece di rimuginare sui nostri problemi, e viverci come un’animuccia, vivremo quella forza dello Spirito Santo che si potrà attualizzare in ognuno di noi grazie alla volontà del Cristo che si è ritirato morendo, terminando così di essere un’istanza che parla dal di fuori, per venir interiorizzato in modo individuale, affinché l’individuo percorra un sentiero di verità e di amore a partire da sé, in modo libero, perché lo vuole con tutto se stesso.
L’importante è non credere di sentirsi già arrivati! Siamo in cammino, sempre, la vita è un viatico di sane sofferenze differenti in ciascuno di noi. E la vera creatività dello Spirito sarà all’ one della vita, di riconoscere l’umano dal disumano.
Il bene morale è sempre l’Uomo, non è qualcosa, ma qualcuno. Questa chiarezza di idee sarà il nostro “filo di Arianna” che illuminerà e riscalderà il nostro pensare e i nostri gesti. Le difficili situazioni quotidiane saranno per noi solo il motivo per una continua resurrezione, e nella relazione umana con le persone che il karma ci porterà incontro, avremo sempre modo di vivere la vita artisticamente, senza mai ripeterci, illuminati e scaldati dalla fiamma pentecostale, nell’anelito continuo a volerci perfezionare. Il karma sarà allora l’amore più grande che si esprimerà in maniera differenziata in ognuno di noi perché, proprio dal XX secolo in poi, il Cristo stesso è divenuto il Signore del karma.

«Nel momento in cui capiremo giustamente il pensiero della Pasqua, il concetto di risurrezione, esso diventerà fervido e illuminante, e riaccenderà in noi le forze di cui abbiamo bisogno per l’evoluzione futura dell’umanità».

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