Se ci chiediamo quale sia il compito dell’Uomo, non sbagliamo se diciamo: riuscire a mediare tra Cielo e Terra, in una ricerca mai finita dell’arte dell’equilibrio. La natura, nostra maestra, ci mostra nei suoi fenomeni una delle polarità fondamentali, che siamo chiamati a capire e a vivere, nell’azzurro del cielo e nel rosso del tramonto: l’azzurro – che si manifesta perché la luce è davanti alla tenebra e la illumina – quale immagine della forza del pensare che, forte del passato, pondera sulla realtà e porta la luce della conoscenza sulla tenebra dell’ignoranza; e il rosso – che si manifesta perché la tenebra è davanti alla luce – quale immagine della forza di volontà con cui l’individuo si muove con passione verso la tenebra, l’ignoto, e va fiducioso verso il futuro che gli muove incontro.
Ma la vita è contraddistinta anche da altre polarità fondamentali: uomo/donna; bianco/nero; scienza/religione e così via, in cui siamo sempre chiamati a capire, esercitando il pensare ed esercitando l’arte dell’equilibrio nella vita.
Grazie a questa “Grazia” che è il pensare, possiamo vivere il “miracolo” di essere oggettivi. Ob-iectum, dal latino obicere, vuol dir “buttare davanti a sé” le cose, così da porsi frontalmente a esse.
Così posti di fronte al Mondo, possiamo esercitare sempre quella virtù di cui già parlava Aristotele: la mediazione, ovvero il saper mediare, facendo uso della ragione, tra eccessi e difetti.
La vita quotidiana mi offre continue occasioni in cui posso eccedere in temerarietà o in codardia, per esempio, ma, grazie alla capacità di vivere con oggettività le esperienze che il karma mi porta incontro, posso evitare di venir sopraffatto da una soggettiva istintualità e trovare un equilibrio. In sostanza, è per mezzo del pensare che posso vivere l’arte del coraggio in un sano equilibrio tra due pericolosi estremi.
Eraclito, saggio greco, considerava la vita come una lotta – “Polemos è padre di tutte le cose” – in cui il vincitore è sempre l’Uomo quale risolutore di tutti i conflitti – interiori ed esteriori – esistenti: l’Uomo sta alla soluzione come il Mondo sta al problema.
Si tratta di vivere quotidianamente con il sentimento della fiducia nelle proprie forze interiori; ognuno di noi le ha in “serbo” e può affrontare l’enigma della libertà.
La Chiesa vive nel dogma dell’Onnipotenza divina, di fronte alla quale l’uomo nulla può; la Scienza vi ha aggiunto quello del determinismo delle “Leggi di natura” che tutto decidono e di fronte alle quali l’uomo è pura passività. Se vogliamo, anche il concetto del Karma ci pone di fronte ad una ineluttabilità se diciamo: il destino mio è così e non posso farci niente. Non ho libertà di scelta.
Ora, è vero che al karma non ci si può sottrarre, ma questo non impedisce a nessuno l’esercizio della propria libertà. Infatti, se prendiamo – come andrebbe sempre fatto – tutto quello che ci viene incontro ogni giorno come il miglior presupposto per crescere ed evolvere, allora capiamo che sia le Leggi Divine sia le Leggi di Natura, a cui possiamo aggiungere anche quelle del karma, non sono altro che le condizioni necessarie per il conseguimento della meta dell’evoluzione umana: diventare tanto creatori nel proprio pensare quanto liberi nel proprio agire.
Allora sì che possiamo diventare veri artisti della vita. Possiamo praticare l’arte della libertà creando e trasformando in capolavori tutte le polarità esistenti.
Sacro e profano, per esempio, sono una polarità: noi viviamo il profano tutte le volte in cui ci estraniamo da noi stessi, dalle nostre capacità interiori (o dell’anima), vanificandole; e viviamo il sacro quando esercitiamo queste facoltà anelando alla dimensione divina.
Abbiamo modo di superare anche l’amore di se stessi, o egoismo, che esiste solo quale presupposto per superare l’indifferenza e conseguire l’amore per l’altro secondo la massima delle massime: “Ama il prossimo tuo come te stesso”.
Queste parole ci dicono che l’amore operante non condanna l’amore di sé, l’egoismo, il cui senso è divenir capaci di altruismo, cioè di amore per l’altro. Questa polarità vissuta sanamente crea una forza che sostiene e vivifica noi stessi e il prossimo.
Nell’interiorità dell’Uomo la congiunzione delle estremità non hanno più distanze, esse tuttavia restano distinte e vengono armonizzate.
È importante rendersi conto che i moralismi non servono, soprattutto quando si crede di essere a cavallo una volta imparate le teorie. Anche perché ciò che in teoria sembrerebbe andar bene poi nella pratica potrebbe far cilecca.
Per questo, solo nell’esercizio continuo dell’amore all’agire, nelle continue prove – che nel gergo moralistico vengono definite sbagli – abbiamo la possibilità non solo di imparare e capire, ma anche di esercitare per iniziativa propria il continuo passaggio da un estremo all’altro attraverso il centro.
Mediare tra gli opposti passando solo da un estremo all’altro comporterebbe una schizofrenia. Non servirebbe.
Se per l’intera settimana lavorativa subiamo solo doveri e poi, durante il week-end, ci lasciamo andare, non possiamo che finire in una sorta di meccanismo tra due unilateralità, una specie di automatismo che non è altro che una dipendenza.
Invece, vincere le unilateralità ci consente di sviluppare quella libertà interiore grazie a cui possiamo sempre:
orientarci (corpo)
parlare (anima)
pensare (spirito).
Tra Vecchio e Nuovo Testamento possiamo individuare nel centro la forza o impulso che si è manifestato nel corpo di Gesù. Il “Rappresentante dell’Umanità”, quale guida dell’individuo, esprime questa massima mediazione di equilibrio tra il Padre, inteso come materia, e lo Spirito.
Il Cristo si è “umanato” alla metà dell’evoluzione cosmica caratterizzata da 7 passi evolutivi, dove i primi 3 vanno visti in chiave corporea e i secondi 3 in chiave spirituale:
1 Corpo Fisico
2 Corpo Eterico
3 Corpo Astrale
4 IO
5 Sé spirituale
6 Spirito vitale
7 Uomo Spirituale
Nel simbolo ebraico della Menorah ne vediamo la sintesi, dove l’umano è un mistero di settenaria evoluzione.
Quando troviamo un punto centrale che media tra sette stadi, possiamo esser certi che vi è una chiamata conoscitiva e morale affinché cresca la nostra consapevolezza. Questo è l’ausilio per la crescita individuale il cui fine è la pienezza dell’intera umanità. Per questo occorre un processo che dalla percezione passi al concetto pensante del Mondo, e questo è un processo che si può fare solo singolarmente e non può esser indotto dall’esterno.
Il Mondo fuori di noi che si vela sotto il Regno minerale, vegetale e animale in realtà è una percezione (Il Verbo s’è fatto carne) che richiede di venir interiorizzato grazie al “concetto”.
Il Logos è giunto per aiutare ogni essere umano in questa continua ascesa, così che la sua Odissea di vita sia una continua conquista conoscitiva e morale in un processo evolutivo.
Ma affinché via sia un’evoluzione, intesa come una presa di coscienza di sé – un IO –, occorre una nascita; per questo abbiamo un Figlio da cui tutto genera, prende inizio, in quanto prima non c’era, così che tutto possa morire per poi risorgere.
E questa Resurrezione o Redenzione è possibile solo nella trasformazione del mio pensare che vuole sempre più amare le azioni che fa per sé e per gli altri.
“La libertà è l’arte del possibile e noi la neghiamo quando vogliamo, illusoriamente, l’impossibile. Ogni essere umano ha in ogni momento davanti a sé moltissime cose che gli sono offerte e che fanno perciò parte della sua libertà.”