L’uomo non è una merce

L’uomo non è una merce

- in Filosofia
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Il sociale

Nell’ultimo secolo la “Questione Sociale” è diventata via via sempre più determinante per la vita di ogni cittadino e in modo particolare per l’operaio (ex proletario), o comunque per il cosiddetto “dipendente”. Prendiamo già solo in considerazione in chiave di libertà, o amore – in senso spirituale sono la stessa realtà –, l’assurdità che un individuo, quale somma di potenzialità in quanto essere pensante e amante, venga “catalogato” come “dipendente“ da un altro essere umano. Eppure questo si dà per scontato ed è diventata una certezza il fatto che si stabilisca una cifra con cui venir “prezzati”, al pari di una merce, in seguito alla quantificazione della nostra forza-lavoro.
È già stato affrontato il tema (vedi Salute+ n. 2/2020) di una nuova prospettiva del sociale secondo l’introduzione proposta da Rudolf Steiner nei suoi scritti e nelle sue
conferenze all’inizio degli anni ’20 del secolo scorso.
Secondo tale prospettiva la società viene articolata in tre sfere:

  • culturale (pensiero)
  • politica (sentimento)
  • economica (volontà).

Aspetto saliente di queste tre parti costitutive è il fatto che si rendano reciprocamente autonome e tuttavia vivano in armonia tra loro favorendosi. Questo non significa che, una volta rese indipendenti, sorga automaticamente un “sociale” sano. Il sociale va inventato, provando e riprovando di caso in caso e di volta in volta, ma i principi devono essere chiari e saldi.
Se ci manca una coscienza elementare del diritto pubblico, per esempio, ovvero del puro rapporto tra uomo e uomo in cui non esistono differenze di classi, categorie, professioni, allora subentra di necessità una prevaricazione politica o economica e questo instaurerebbe una realtà del tutto “antisociale”.
Per capire meglio questa interazione, l’immagine dell’uomo ci offre l’esempio migliore quando venga osservato nei suoi tre sistemi:

  • neuro-sensoriale (pensiero);
  • ritmico – respiro e cuore (sentimento);
  • metabolico (volontà).

Nell’uomo l’autonomia di ciascun sistema dove il polmone, per esempio, riceve l’aria dall’esterno in modo indipendente da ciò che si compie nel cervello o nel metabolismo, rende armoniosa la loro funzionalità. L’indipendenza dei sistemi organici e l’alta organizzazione tra essi permette una sana funzionalità.
Importante è comprendere che ogni sfera ha la propria specificità. La sfera economica, per esempio, riguarda solo l’appagamento dei “bisogni” dell’essere umano; la prestazione d’opera di un lavoratore è un fatto oggettivo e si può quantificare il risultato del suo prodotto e la sua circolazione.
La cultura, invece, pertiene al mondo dei “talenti” frutto dell’attività spirituale dell’individuo. Un secolo fa Rudolf Steiner aveva constatato che la cultura del suo tempo risultava condizionata dalla classe dirigente borghese in cui aveva preso piede una visione del mondo secondo i dettami della scienza positivista; l’atteggiamento dell’uomo colto e borghese, pertanto, aveva un’impronta prettamente intellettuale, era sganciato dalla vita vissuta. La classe operaia, invece, era portatrice di impulsi religiosi e sociali ancora legati ad una tradizione che nulla aveva a che fare con la concezione scientifica. Il suo anelito di progresso ed emancipazione si fondava su veri valori legati alla terra e alla creazione di manufatti, ma venne soffocato dalla cultura dominante;
il lavoratore, che continuava a non aveva accesso alla cultura borghese, cui tuttavia andava adeguandosi, si trovò con un senso di vuoto e di impotenza.
La cultura andò statalizzandosi, le classi dirigenti che sostenevano uno Stato emergente fecero confluire tutta la vita culturale nel governo statale – scuola, educazione ecc. L’ambito pedagogico
è uno degli aspetti fondamentali di una cultura che sia vera, autentica, cioè improntata dallo spirito.
In tedesco “vita culturale” si dice Lebensgeist dove Geist vuol dire, per l’appunto, spirito. In questa lingua è dunque racchiuso il mistero dell’importanza dello spirito nella cultura che, per sua natura, è libera e indipendente da politica ed economia.

Un maestro, un educatore, sa da sé quello che serve alla crescita dei suoi alunni e nell’esercizio della sua creativa arte pedagogica deve sempre poter essere libero. Analogamente, un medico o un giardiniere non deve subire un’imposizione nel modo in cui cura i suoi malati o i suoi semi.

Nella nostra società, invece, constatiamo come l’economia eserciti la sua continua influenza nella politica e nella cultura. Già da piccoli i bambini vengono sollecitati perché diventino uomini di successo – ricchi e famosi – in uno Stato che va assumendo connotati di stampo anglo-americano che vengono propinati quotidianamente dai “media” secondo una omologazione tragica. La vita culturale, però, può prosperare solo se scaturisce dalla libera iniziativa dell’individuo, scevra da qualunque tipo di omologazione.
La vita culturale non può e non deve essere “chiusa”, cioè solo per le classi dirigenti – borghesia. Essa deve essere una forza di unione tra le persone, e la funzione della Politica – in quanto Diritto – è quella di garantire l’uguaglianza tra uomo e uomo. Alla fine di una conferenza del 1924 Rudolf Steiner ebbe a dire:

Votarsi alla materia, distrugge anime.

Trovarsi nello spirito, unisce uomini.

Vedere sé nel prossimo, edifica mondi.

La “questione sociale” è dunque una questione di “spirito”. La sola forza attiva e operante nel Cosmo.
Se le tre sfere che compongono il Sociale non verranno rese autonome, la vita economica consumerà inesorabilmente l’individuo, soprattutto se questi non verrà preservato dalla Politica o vita giuridica.
Tornando al paragone dell’organismo sociale con quello fisiologico umano, riscontriamo che, come un corpo sano è il presupposto per l’individuo a poter pensare e agire, così nell’organismo sociale più si è “liberi” e più si diventa “sociali”. Quindi più manteniamo in salute il corpo – sia esso sociale o umano – e meglio possiamo agire gli uni per gli altri. Nel futuro ci sarà chi cercherà di perseguire questa “socialità” facendo propria questa convinzione “triarticolata”, e chi preferirà ignorarla. Nel primo caso l’uomo sostiene l’evoluzione dei tempi nutrendo quella sfera dell’interiorità umana detta “Anima cosciente” la cui la forza radicale è la “triarticolazione sociale”. Diversamente si verificheranno “rivoluzioni” e “cataclismi” perché l’uomo prenda coscienza del suo cammino morale.
Nelle conferenze di Steiner contenute nel tascabile “Catastrofi naturali” (vedi Shop online Salute+) apprendiamo come questi cataclismi non siano altro che amore puro della Divinità, una scossa morale o “grazia” per il risveglio dell’umanità.
Oggi viviamo un’epoca in cui abbiamo la possibilità di accedere ad ogni strumento di conoscenza grazie all’opera di Rudolf Steiner e a noi spetta il compito di vedere come realizzare ciò che la testa è in grado di comprendere.
Se cominciamo a coltivare e a condividere le idee della scienza dello spirito entro piccoli gruppi di studio non nasceranno fazioni pro e contro questa o quella teoria, ma un atteggiamento costruttivo in favore dell’umanità; ci spoglieremo dei dogmi istituzionale o religiosi-filosofici e arricchiremo la nostra anima che diventa sempre più cosciente ed espressione del suo Sé spirituale o Manas.

Nessuno pretende un cambiamento radicale della realtà sociale dall’oggi al domani, ma ciò che è possibile è avviare un processo di trasformazione. Animati dal nostro entusiasmo possiamo “con-vincere” sempre di nuovo gli altri, e questo ci porterà a realizzare il “vincere insieme”.
Le prospettive conoscitive e morali applicate al Sociale, così come le ritroviamo grazie alla scienza dello spirito di Steiner nella pedagogia Waldorf, nella Agricoltura Biologicodinamica, nella Cristologia, nella Medicina Antroposofica e in molti altri ambiti, rendono la nostra esistenza ricca e feconda.
Sfogliando ogni pagina dei libri in cui possiamo ampliare all’infinito la nostra visione del mondo, ci arricchiremo di entusiasmo e di amore per quello che potremo ancora capire e creare. Allora realizzeremo quanto troviamo scritto nei versi di Matteo (5,3): beati i “mendicanti” dello spirito – e non i “poveri” di spirito. Questi medicanti dello spirito sono coloro che si sono
resi conto di aver perso tutto dell’atavica rivelazione divina e che per volontà propria e libera vanno alla ricerca di quanto può arricchirli pienamente: lo spirito quale realtà amante e creativa.

“Come l’aria che entra nell’organismo naturale per venire in esso
ulteriormente elaborata vi arriva in tutt’altro modo e per tutt’altra
strada rispetto al cibo che entra nel metabolismo, così quel che
sta nella vita giuridica e che opera nel sistema del diritto pubblico
entra nell’organismo sociale in modo completamente diverso da
quel che si trova nella vita economica e porta alla produzione
delle merci, alla loro circolazione e al loro consumo”.

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