L’acqua: elemento conduttore

L’acqua: elemento conduttore

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L’acqua come elemento conduttore della dolce attesa e oltre

Tutti noi sappiamo quanto sia importante bere acqua per il nostro organismo dal momento che ne compone il nostro corpo per un buon 80%. L’acqua serve a svolgere tutte le attività interne alle cellule, a mantenere gli spazi intracellulari, a svolgere una buona attività renale e intestinale, rappresenta la fonte di vita senza la quale nulla sarebbe creato e mantenuto.

In gravidanza l’acqua assume un valore ancor più importante in quanto i tessuti materno si distendono e aumentano di dimensioni: ciò significa che il sangue deve arrivare in nuove regioni corporee e spingersi ancora più in là rispetto a quelli che erano i limiti materni prima della gravidanza. Un utero in crescita e un nuovo organismo devono essere “dissetati” per fare ciò il sistema cardiocircolatorio materno subisce modifiche a tal punto da parlare di EMODILUIZIONE della gravida, cioè di un fisiologico aumento della volemia materna che non si accompagna però a un aumento equivalente anche della massa eritrocitaria.

Che acqua bere in gravidanza e in che quantità

Di seguito le caratteristiche che dovrebbe contenere l’acqua per meglio assecondare le necessità della gravida. Potete scegliere tra acqua minerale o del rubinetto a patto che si tratti di acqua potabile.

  • Il residuo fisso. Ideale in gravidanza = 150-250 mg/l – Il residuo fisso indica la quantità di sali minerali disciolti nell’acqua: sono minimamente mineralizzate le acque con residuo fisso inferiore a 50 mg/l, oligominerali quelle che hanno un contenuto salino compreso tra 50 e 500 mg/l, medio minerali tra i 500 e i 1500 mg/l, ricche di minerali le acque con residuo superiore ai 1500 mg/l (sono acque speciali vendute in farmacia). Per non affaticare i reni, ma fornire una giusta quota di sali, l’acqua ideale per la mamma in attesa dovrebbe essere del tipo oligominerale (perfetta con residuo fisso intorno a 150-250), con la possibilità di passare a una minimamente mineralizzata nel caso comparissero gonfiore e tendenza alla ritenzione idrica.
  • Il pH – ideale in gravidanza = 5,7 – 6,7. Non è un parametro determinante per la scelta, ma un pH leggermente acido, compreso tra 5,7 e 6,7, favorisce i processi digestivi e aiuta quelle mamme che soffrono di digestione difficile.
  • Il Bicarbonato (HCO3-) – ideale in gravidanza = circa 100 mg/l. Anche questo non può essere considerato un elemento determinante, ma il Bicarbonato (HCO3-), contenuto in buona quantità in alcune acque, può favorire la digestione e tamponare l’acidità gastrica, causa dei bruciori di stomaco in molte mamme.
  • Il Calcio (Ca++) – ideale in gravidanza = circa 100 mg/l. Se presente in buona quantità, il Calcio (Ca++) rende l’acqua una significativa fonte di questo minerale, del quale aumenta il fabbisogno nei nove mesi.
  • I Nitrati (NO3-) – ideale in gravidanza = al massimo 10 mg/l. I Nitrati (NO3-) sono sostanze indesiderabili: ostacolano l’ossigenazione del sangue e nell’organismo formano sostanze cancerogene (nitrosammine). Soprattutto in gravidanza, meno ce ne sono e meglio è: l’acqua per la futura mamma non deve contenerne più di 10 mg/l.
  • Il sodio (Na+) – ideale in gravidanza = al massimo 20 mg/l. Dato che, già normalmente, si tende a introdurre troppo sodio con la dieta, e vista la maggior tendenza alla ritenzione idrica in gravidanza, non è il caso di assumerne quantità esagerate anche con l’acqua. Attenzione, però: nonostante quanto affermato dalla pubblicità, il sodio presente nell’acqua incide in maniera minima sul suo bilancio totale. È molto più importante ridurre salumi e formaggi.

L’acqua del neonato: liquido amniotico

Il liquido amniotico rappresenta la “piscina” dentro cui fluttua il neonato per ben 9 mesi. Esso è composto dal 97% di acqua, buona parte derivante dall’urina fetale e quindi testimonianza di buon funzionamento renale fetale, da cellule di scarto e desquamazioni dell’epitelio e, infine, da piccole quantità di grasso. La sua quantità varia durante la gravidanza andando da 20 cm cubici alla settima settimana, a 300 alla 20a settimana ed 1 litro durante il nono mese.

Durante le prime 14 settimane, il feto assorbe il liquido attraverso la pelle, ma quando i reni cominciano a funzionare, li usa per filtrare il liquido che ha bevuto, espellendolo sotto forma di urina. Nonostante quello che si potrebbe pensare, il liquido amniotico si mantiene sempre pulito ed in condizioni ottimali.

Il ruolo del liquido è quello di garantire protezione al feto e distanza dagli organi interni materni senza crearci attrito dando piena disponibilità ai movimenti attivi fetali. Inoltre. Il liquido consente il mantenimento di una termperatura costante fondamentale per l’attività cellulare e la crescita.

La quantità di liquido amniotico, escluse condizioni di patologia renale fetale o malfunzionamento degli annessi, è strettamente correlata alla quantità di liquidi assunta dalla madre che dovrebbe andare da 1,5 l a 2,2 l di acqua al giorno, dipendentemente dal fabbisogno, dalla stagione e dallo stato di salute materno. L’abitudine di bere molto in gravidanza consente quindi di garantire un continuo cambio di acqua (liquido) al feto, nel giro di 3 ore il liquido amniotico è completamente rinnovato. Per questo motivo, soprattutto a fine gravidanza quando si presentano situazioni in cui il liquido amniotico risulta diminuito a livello ecografico si fa bere la mamma e la si invita ad una nuova ecografia dopo due ore. Ricordiamo che quando si è in stati febbrili, si affronta la gravidanza in stagione estiva o si svolge un inteso o prolungato momento di attivià fisica è bene reintegrare i liquidi per il nostro corpo e quello del nostro bambino.

I benefici dell’acqua durante il travaglio

L’esperienza delle donne che usano il travaglio e il parto in acqua sono generalmente positive in quanto rilassate, coinvolte nel processo decisionale e più in controllo (Richmond 2003;  Hall and Holloway 1998). L’uso dell’acqua come sollievo dal dolore durante il travaglio è stato trovato essere effettivo, diminuendo così l’impiego di epidurale/spinale (Cluett and Burns 2009). Non è consigliabile l’uso di narcotici quando la donna è in vasca. L’ossido di diazoto (Entonox) è usato di routine insieme all’immersione in acqua.

Riporto di seguito le conclusioni di due studi circa i vantaggi dimostrati per le donne che affrontano un tavaglio in acqua.

Il primo, Waterbirth in Sweden – a comparative study by Ulfsdottir et al (2017) ha trovato che le donne che partoriscono in acqua hanno:minor rischio di lacerazioni perineali di secondo grado, travaglio più corto, una riduzione significativa di interventi(rottura artificiale delle membrane, CTG interno e uso di ossitocina sintetica). Non ci sono differenze sull’indice di Apgar(scala a punteggio che suggerisce lo stato di benessere neonatale al momento della nascita a 1 -5-10 minuti) o per l’ammissione all’unità intensiva neonatale. Le donne inoltre riportano inoltre un’esperienza di parto positiva. Il secondo, The Waterbirth Project: São Bernardo Hospital experience (Camargo et al 2018), dimostrò che un terzo delle donne partecipanti non ha avuto l’esame vaginale mentre il 57,8% lacerazioni, nemmeno di primo grado. Anche l’indice di Apgar era eccellente.

Se nella struttura ospedaliera di vostra scelta non è disponibile una vasca le ostetriche invitano le madri a lunghe docce (almeno 25 minuti) con getto dell’acqua direttamente sulla pancia o dove sentono il dolore maggiore durante la contrazione ( anche schiena). Questa pratica aiuta il muscolo uterino a rilassarsi e a togliere nella maggior parte dei casi la componente del dolore più acuminato (apice di contrazione). Spesso, se il travaglio è ancora incerto o le contrazioni poco regolari, la doccia calda rappresenta il mezzo attraverso il quale decretare l’inizio ufficiale del travaglio (le contrazioni si fanno più regolari o si zittiscono) e consentire alla madre una generazione dal punto di vista psicofisico. Oltre i 40 minuti la doccia calda però è sconsigliata in quanto potrebbe portare a ipotensione. È sempre buona regola in formare il personale e/o farsi assistere mentre si accede alla vasca o alla doccia.

L’acqua nel latte materno

Solo una piccola anticipazione rispetto a un argomento che merita molto più di un articolo, ricordiamo che il latte è composto per il 92% di acqua e che il bambino vede nel seno il suo mezzo dissetante oltre a rivestire un ruolo di nutrimento sia livello biologico che psicorelazionale. Quasi tutte le donne che allattano a fine poppata e durante necessitano di bere per reintegrare i liquidi persi poiché l’allattamento si accompagna a un aumento della temperatura corporea materna  dovuto al corpo a corpo col proprio bambino e al fatto stesso di dissetare attraverso i “suoi” liquidi (latte) un altro organismo.

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