Anche il padre è “in attesa”

Anche il padre è “in attesa”

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Molte ricerche svolte in campo medico sulla modulazione ormonale del padre durante il periodo della gravidanza della rispettiva compagna dimostrano come il cambiamento neuroendocrinologico, non riguardi rigorosamente la madre ma lo coinvolgano di riflesso e in prima persona.
L’atteggiamento paterno durante l’attesa vira verso una maggiore comprensione e sensibilità nei confronti della propria donna e del futuro figlio. Questo è testimoniato dall’aumento dei livelli di ossitocina, ormone dell’amore per eccellenza, rilasciata dall’ipofisi durante gli orgasmi e in tutte quelle situazioni in cui emergono tematiche affettive e relazionali. Per comprenderne il filo conduttore e quindi la sua importanza basti pensare che è lo stesso ormone che, durante il travaglio, consente la stimolazione delle contrazioni uterine e l’eiezione del latte dai dotti mammari. Un altro ormone, non meno importante è la prolattina: anche questa aumenta nell’arco dei “nove mesi di attesa del padre”. La prolattina ,veicolata a sua volta da neuroipofisi e funzionante per feedback negativo dall’ipotalamo, in casistiche importanti è correlabile a sintomatologie come l’impotenza maschile, è l’ormone della nidificazione mentre, nella quotidianità, le situazioni che tendono  ad aumentarne anche solo lievemente i livelli sono quelle di stress; nel caso specifico del futuro padre invece, il suo aumento è associato alla compresenza di un ulteriore e ultimo ormone che è l’estradiolo. L’estradiolo, ormone tipicamente femminile e regolatore del ciclo ovarico si forma per il 20% nelle cellule di Leydig situate nei testicoli, il rimanente 80%  è prodotto a partire dal testosterone (ormone tipicamente maschile) nei tessuti periferici. Nei futuri padri l’estradiolo aumenta e fa sì che “l’aggressività” virile e la libido diminuiscano in concomitanza ad un aumento dell’affettività, della sensibilità e di un generale atteggiamento materno.

Alla luce di questi cambiamenti, la lettura ostetrica che ne deriva non può che confermare come la nascita del padre non sia strettamente legata alla nascita del figlio ma inizi molto prima di questa. All’interno di una coppia consolidata e proiettata verso la meta della genitorialità” l’uomo subisce una regressione inconscia a quello che è stato il suo contenimento nell’utero materno, si fa madre e uomo allo stesso tempo per proporsi accudente il  piccolo ma anche la sua donna.  L’atteggiamento di protezione e contenimento che ne deriva è ciò che serve alla diade madre bambino ,e dopo il parto alla triade, per gettare le basi della famiglia nella quale ognuno è partecipe dell’altro e sua continuità.
Vorrei dire a tutti i futuri padi di lasciare spazio quindi alle emozioni che vivono nell’attesa perché questo non li rende meno forti ma più comprensivi, non li rende meno padri ma più facilmente connessi ai loro bambini nonostante non li portino in grembo ma soprattutto riferimento e sostegno per le loro compagne in tutto il percorso. Questa è la grande differenza tra l’essere padri e sentirsi padri.

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Il ruolo paterno oggi

Il nucleo famigliare di un tempo (parliamo degli anni che vanno dal 1900 al 1980) vedeva rigorosamente la madre occuparsi dei bisogni primari del figlio. Portarlo in grembo, partorirlo, nutrirlo, badare alla sua igiene e alla sua crescita questi i compiti deputatati alla madre. Il padre rappresentava la regola, l’istituzione e l’educazione, il muro dei “no” verso cui il figlio crescendo si affacciava. Allo stato attuale dei fatti appare sempre più necessario che il figlio recepisca i genitori come alleati nel progetto educativo; ciò significa non differenziare i ruoli genitoriali ma condividerne le competenze. L’obiettivo della partecipazione dell’uomo alla gravidanza è infatti quello di favorire la costruzione della triade madre-padrebambino, poiché solo questo triangolo padre-madre-figlio costituisce il modello familiare in grado di accogliere i reali bisogni del bambino e consentirgli uno sviluppo armonioso ed equilibrato. Da qui nasce l’esigenza così come supportano l’O.M.S. (Organizzazione Mondiale della Sanità) e il Ministero della Salute di dare importanza all’interazione del padre durante la gravidanza che significa renderlo partecipe del cambiamento verso il quale non è più solo uno spettatore ma un ausiliario della protagonista:la madre. Ecco perché le ostetriche italiane in accordo con i programmi sanitari estendono la partecipazione ai corsi di preparazione al parto anche ai padri. Il padre di oggi soffre la possibilità che gli è negata per natura di poter portare in grembo, ecco perché troppo spesso un uomo si sente padre tale solamente quando ha tra le sue braccia il figlio e non prima. Per il benessere materno che inevitabilmente modula quello fetale, un padre che comunica con il figlio quando ancora è contenuto in utero sarà sicuramente più adatto e sensibilizzato alla realtà del dopo parto anche nei confronti della propria compagna. L’obiettivo di salutogenesi delle ostetriche mira quindi a far intervenire i padri quanto prima attraverso svariate attività di gruppo durante le quali la coppia attraverso il confronto può meglio esprimersi e condividere i normali cambiamenti della gravidanza; le tematiche che normalmente vengono condivise riguardano la gestione del travaglio e del parto, l’allattamento e l’accudimento del neonato. Per tutto il primo anno di età del figlio la madre svolge le funzioni biologiche verso il piccolo così come la natura animale ci insegna. E il padre? Il padre è onnipresente a sorvegliare la salute materna dalla quale dipende il figlio. Lavora sulla sua compagna in maniera consapevole, procura i viveri, fa in modo che le energie della madre possano essere canalizzate verso un unico obiettivo occupandosi in prima persona delle altre faccende domestiche o delegando. Quando la madre ha bisogno di prendere fiato, il padre le propone mani forti e grandi a cui affidare il loro piccolo per il tempo a Lei necessario di ricaricarsi.
Più ci si avvicina al primo anno di vita del bambino e più il rapporto del padre con il figlio cambia: si fa più complice. Le tappe di crescita fisiologica del figlio consentono al padre di proporgli un mondo nuovo e da esplorare.  Il padre ha sempre rappresentato per lui uno stimolo nuovo basti pensare al fatto che quando veniva preso in braccio il piccolo si sentiva più in alto e godeva di una prospettiva diversa, ora quella vista dall’alto diventa una scoperta da fare mano nella mano, diventa spinta verso ciò che sta oltre la finestra. Mi piace concludere lasciando un immagine concreta tratta dalla psicologia su chi siano i genitori per il figlio: “la casa e il giardino “, a voi l’interpretazione su chi sia chi.

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