L’influenza dello sport per vivere meglio ogni giorno
Riprendiamo la conversazione con Luca Rigoldi, pugile professionista vicentino, per parlare del ruolo della resilienza e dell’importanza di una pianificazione e visione a 360° sul proprio futuro.
Partiamo dal tuo ultimo successo come Campione UE Supergallo… un’altra bella soddisfazione di quest’anno. Com’è andato il match?
Il match è andato abbastanza bene visto che ci siamo riconfermati campioni dell’Unione Europea in una serata in cui la temperatura era molto elevata. A causa del caldo, non è stato semplice prepararsi a questo incontro. Il match è stato impegnativo, nonostante l’avversario fosse tecnicamente inferiore. Dal punto di vista tecnico e tattico ero superiore e fino alla 5ta ripresa il match è stato in discesa, poi lui si è rivelato più ostico e mi ha messo davvero in difficoltà. È stato il mio maestro a spronarmi e a farmi capire quanto fosse importante continuare e non perdersi d’animo. Alla fine nelle ultime due riprese abbiamo trovato la chiave e abbiamo portato a casa il risultato. Abbiamo imparato tanto, è stata una grande esperienza che ci portiamo nel nostro bagaglio.
Il risultato regala soddisfazione quando è di utilità sociale e quando serve per aiutare gli altri a raggiungere i propri obiettivi. Attraverso queste situazioni di difficoltà, capisci come uscirne e come l’aiuto dello staff intorno a te può essere determinante. Quest’esperienza è stata quindi un modo per comunicare sui social il concetto di resilienza, la capacità di sopportare il dolore e di riuscire a fare qualcosa che gli altri non riescono a fare.
Tutto questo diventa utile e viene riportato nelle scuole, nelle aziende per aumentare la motivazione, per creare benessere, capire come raggiungere i risultati nella vita personale, aiuta a migliorare tutta la performance che ci sta alle spalle. All’interno delle aziende veicoliamo la parte valoriale dello sport ma anche la modalità che lo sportivo utilizza per raggiungere il risultato. Lo sport è la metafora della vita, si vince, si perde, si cade, ci si rialza e bisogna ritornare in pista e a vincere. Con lo sport si può trovare auto-motivazione, aumentare la propria autostima, pensare in grande per raggiungere grandi risultati e resistere alle grandi difficoltà della vita.
Hai parlato del concetto di resilienza, cosa significa per te questa parola?
Uno dei miei must è la resilienza e continuo a fare degli speech per spiegare come la vivo. La parola resilienza è un termine abusato e questa indica la capacità personale di affrontare e di superare momenti di forte avversità che la vita ti pone davanti, siano essi di tipo sportivo, personale e lavorativo. Nella nostra vita ci sono cose non prevedibili che accadono e ci sono delle cose impossibili in cui la resilienza è fondamentale e ci aiuta ad affrontarle.
Dopo lo scorso match eri volato a Bologna per un corso di formazione, questa volta hai fatto lo stesso?
Non subito perché ero in ospedale, però il 7 ero ad Asiago e a fine agosto ero già operativo. Recentemente ho tenuto uno speech a Treviso sulla resilienza e ancora mercoledì scorso ero a Torino per parlare della resilienza. È un tema che in molti mi chiedono di affrontare e io lo affronto in maniera trasversale. Parlo da sportivo facendo vedere in pratica cos’è stata per me la resilienza, utilizzando poche frasi teoriche ma concetti e parole chiave per abbinare questo tema e portarlo alle aziende e ai manager che hanno la necessità di resistere alle avversità e che poi devono insegnarlo ai dipendenti e a tutto l’organigramma aziendale.
Vedi differenze nel riscontro del pubblico nei vari interventi che tieni?
La percezione è che molto spesso il contesto in cui ti trovi è differente. Un intervento fatto all’interno delle carceri devi contestualizzarlo, ed è diverso se fatto per la polizia penitenziaria che per i detenuti. La modalità, il contenuto deve essere adattato a chi hai di fronte e una volta che capisci chi è il tuo pubblico e qual è il tono di voce che devi avere, devi semplicemente adattarti alla situazione.
Quale pensi sia la chiave per aiutare la popolazione più giovane a migliorare ogni giorno?
Il mondo in questo momento si trova ad affrontare una guerra, una pandemia, l’aumento dei prezzi e questo provoca una grande mancanza di visione per la generazione dei ragazzi dai 18 ai 30 anni. Perché dico questo? Se si va a vedere post pandemia ci sono stati diversi licenziamenti perché le persone non erano contente del proprio lavoro e infatti la cosa principale che dico nelle scuole è che prima bisogna capire chi siamo e che cosa vogliamo diventare. Questo diventare è legato a come si può contribuire a livello sociale. Che cosa piace o interessa, lo si capisce quando si è disposti a fare tanti sacrifici per realizzare il nostro desiderio.
Sembra una banalità, ma spesso quando vado nelle scuole racconto di quando, diplomato geometra, ho mollato tutto per andare a pulire il Palazzetto dello sport di Vicenza solo perché così potevo svolgere la mia attività di pugilato meglio. Adesso lo dico ridendo ma in quel momento era un grande sogno e forse non capito da tante persone. Nel momento in cui ti dedichi tanto e con i risultati, la tua credibilità aumenta e tu continui a perseguire i risultati alzando l’asticella. Dico questo anche con grande senso di responsabilità, perché so che c’è una differenza quando lavori per qualcosa a cui tieni e la porti avanti. Probabilmente non tutti lo farebbero, non tutti sono in grado di sacrificarsi per un grande sogno, per una missione.
Cosa pensi manchi a questi giovani?
Quello che noto è che manca la fame, la forza di volontà, la voglia di perseguire un risultato. È più facile dire che è impossibile perché l’Italia è un paese difficile, con tante tasse. Con questo voglio dire che: se tu lavori in catena di montaggio e non sei soddisfatto della tua vita, quando finisci di lavorare, dovresti essere contento di dedicarti al tuo progetto di vita e poi… quando il progetto è pronto per decollare, potrai finalmente sganciarti dalla catena.
Se tu vuoi raggiungere un risultato devi avere una strategia mentre se sei in mezzo al mare e non hai una strategia continui a girare a vuoto. Devi pianificare, devi sapere quanta energia hai, devi capire come dosarla un po’, quando rallentare, quando dover spingere, capire il contesto in cui stiamo vivendo.
Proprio a riguardo di pianificazione e strategia, ti chiedo: quanto è importante per uno sportivo chiarire cosa fare dopo i 40 anni e quindi dopo aver concluso l’attività sportiva professionistica?
È molto importante. Infatti in futuro vorrei aiutare gli sportivi di grande successo a strutturare un percorso post carriera.
Lo sportivo infatti è un imprenditore destinato a fallire, specie se si dedicherà solo ed esclusivamente all’attività sportiva senza pensare a quello che ne sarà nel momento in cui finisce la sua carriera sportiva. Avere una strategia post carriera e una pianificazione già chiara nel momento in cui tu devi smettere di fare l’attività è fondamentale. Ci sono altre dinamiche, non solo legate alla temporalità ma anche a problemi fisici che si possono subire. Trovarsi in vantaggio è fondamentale. Se non costruisci questo nella fase apice della tua carriera, è determinante, altrimenti non saprai come reinventarti.