I riflessi primari

I riflessi primari

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Cosa sono e perché sono importanti nello sviluppo di un bambino (e non solo)

I riflessi primari sono risposte motorie automatiche, controllate dal tronco encefalico, a stimoli esterni o interni. Questi riflessi gettano le basi per lo sviluppo del sistema nervoso del bambino, responsabile della processazione di informazioni tattili, visive, gustative, olfattive e uditive. Se il sistema nervoso non si sviluppa in modo appropriato, il bambino avrà difficoltà a processare e interpretare le informazioni provenienti da uno o più sensi. Questi riflessi sono essenziali per lo sviluppo del controllo della testa, del tono muscolare, dell’integrazione sensoriale e del raggiungimento di tutte le tappe evolutive.

I riflessi primari sono anche l’oggetto di studio del dottor Carlo Cannistraro, fisioterapista. Il dottore si è formato all’RMTI (acronimo di Rhythmic Movement Training International) e ha seguito corsi specialistici a Parigi, Lione, Barcellona e Inghilterra, che gli hanno permesso di diventare formatore di movimento ritmico molto rilevante. A lui abbiamo chiesto un’introduzione sulla materia, che ci ha brillantemente fornito e che vogliamo condividere con voi nei paragrafi seguenti.

Come funzionano i riflessi primari

Tutto è iniziato negli anni ’70, quando la fotografa Kersting Lind nelle sue avventure in giro per il mondo ha avuto modo di osservare diversi neonati, constatando che dovunque si trovasse, i piccoli ripetevano grosso modo gli stessi movimenti. Da qui è iniziato un lavoro di approfondimento della fotografa, che ha poi coinvolto nella ricerca il dottor Haralod Blomberg, psichiatra svedese. In una fase successiva si è aggregata anche Moira Damsey, insegnante, che ha contribuito a rendere più fruibile le scoperte del team. Oggi c’è la possibilità di seguire i suoi corsi e poter fruire di un’informazione non tanto medica quanto didattica attraverso dei libri specifici. Ciò è molto importante per chi come il dottor Carlo Cannistraro utilizza i riflessi primari nel proprio lavoro, che riesce in questo modo a trasmettere il sapere in maniera semplice a più persone possibili, in primis genitori ed insegnanti.

Attraverso la conoscenza di questi riflessi, che sono comuni a tutti i bambini, sono stati implementati 14 movimenti ritmici che vanno a ricalcare i movimenti fisiologici che i bambini compivano appena nati. Quando sono in fasce, i bimbi non hanno competenze motorie, ma le acquisiscono nel tempo. Sono proprio questi riflessi, movimenti automatici a cui il bambino risponde senza una volontà, che permettono di fare tutti questi passaggi posturali dalla nascita in poi. Una volta nato, un infante ha bisogno di apprendere informazioni per potersi mettere in piedi, per poter un domani correre ed essere in completa autonomia nel mondo. Questi riflessi non fanno altro che subentrare in un certo momento della vita del neonato, offrire l’opportunità di sperimentare un movimento, acquisirlo e di fatto “dimenticarlo”.

Alle volte, però, certi riflessi non vengono integrati per vari motivi, disturbando la crescita e i vari passaggi che permettono al bambino di diventare nella fase adulta una persona completamente autonoma e armonica.

I movimenti ritmici permettono al sistema di integrare le fasi che sono state in qualche modo bypassate per motivi traumatici, emozionali o per qualsiasi altro motivo, e grazie ad esse si accompagna il bambino in un cammino che gli possa garantire di sfruttare il massimo potenziale. La cosa importante da ricordare è che il movimento permette alla rete neurale, cioè al sistema nervoso centrale, di crescere, sia per quanto riguarda la ramificazione del numero di neuroni a disposizione che anche per quanto concerne la mielinizzazione, ovvero la possibilità del cervello di velocizzare le informazioni e di mettere in rete tutte le varie aree del cervello.

Quanti sono i riflessi primari

Ci sono una cinquantina di riflessi conosciuti dalla medicina. Di questi ce ne sono di molto simili tra di loro. All’interno dei corsi RMTI vengono presi in considerazione 28 di questi. Essi sono i più importanti e facili da valutare e permettono di lavorare ottimamente attraverso i movimenti ritmici e altre attività che vanno a richiamare lo schema del movimento.

Si possono fare alcuni raggruppamenti importanti per categorizzare i riflessi primari:

  • 3 raggruppamenti importanti si possono fare in base al sistema nervoso centrale ed evolvono su un piano temporale dalla base verso l’alto. Se una persona guarda un cervello, la base sarebbe il tronco cerebrale e la parte più alta le due cortecce.
  • In più, si possono caratterizzare in base ai 3 piani dello spazio. In questo caso si tratta di riflessi che vanno ad attivare una competenza o un’esperienza in riferimento a quello che è uno spazio anteriore e posteriore, una lateralità destra-sinistra o una maturazione specifica per quanto riguarda l’alto e il basso.

Chi può beneficiare del lavoro sui riflessi primari

Questo tipo di approccio può rivolgersi indifferentemente alle diverse fasce d’età, dai neonati agli anziani. L’idea è che il movimento stimola il sistema nervoso centrale, quindi che i movimenti ritmici vengano applicati su un infante al primo giorno di vita o un 80enne, si darà in ogni caso un’opportunità di sfruttare al meglio un potenziale. È chiaro che il potenziale di un bambino di un mese è completamente diverso da quello di un anziano, come è anche evidente che lo “sfruttamento” di quest’informazione rende di più quando viene data ad un infante, ma ciò non toglie che anche chi non è più giovane ne possa comunque beneficiare. Inoltre, i movimenti ritmici che lavorano sui riflessi primari possono aiutare anche bimbi con diverse problematiche, da quelle relazionali (ADD, ADHD, ecc.), di apprendimento (dislessia, disgrafia), di tic e balbuzie o di paralisi.

La tendenza oggi, di fronte a una difficoltà di apprendimento, qualsiasi essa sia, è di definirlo come una malattia. In realtà non si tratta di una malattia, ma semplicemente di un’incapacità del sistema nervoso di avere accesso a tutto il suo potenziale. Ciò può essere dovuto a mille motivi, che nascono già dallo stress preparto. I tre parametri fisico, cognitivo ed emozionale sono connessi, ed è quindi facile comprendere come il primo sviluppo del bambino dipenda in buona parte dalle influenze materne.

Al di là dell’applicazione che se ne può fare, i movimenti ritmici sono una tecnica semplice da acquisire, sia da parte del genitore che del bambino, e i risultati sono facilmente raggiungibili: le informazioni sono così chiare e nette che si possono avere dei riscontri veramente importanti facendo piccoli gesti semplici che richiedono una dedizione giornaliera davvero minima.

Carlo Cannistraro
Dottore in Fisioterapia, Osteopata DO e
Master ORFI, Istruttore Certificato RMTi,
Ricercatore Energie Sottili, Formatore,
Conferenziere e Scrittore

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