Istinto e Conoscenza

Istinto e Conoscenza

- in Filosofia, Salute e Benessere
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Guarigione del Paralitico

Passato e Futuro dell’Amore

È curioso come la cultura americana, che si esprime soprattutto nei film, consideri l’istinto come un “talento magico” dell’uomo. Ma l’istinto è una proprietà squisitamente animale, è quella saggezza inconscia e di natura che fa dell’animale un essere perfetto nel creato. L’istinto è una caratteristica propria di un essere privo di pensieri autonomi e la cui anima – in questo caso anima di gruppo o di specie – non ha quella potenzialità che ha invece ogni essere umano: la libertà, facoltà che fa di noi uomini degli esseri spirituali, laddove l’animale è, per l’appunto, pura anima.
Oggi, poi, si dà per scontato il fatto che l’uomo sia un complicato risultato evolutivo dell’animale privo di spirito, fatto di corpo e anima. La scienza dello spirito, invece, ci insegna che l’uomo ha un costituzione triarticolata in corpo, anima e spirito.
È la visione moderna dell’uomo che ha semplificato le cose: con il Concilio di Costantinopoli del IX secolo è stato sancito che l’essere umano è costituito soltanto di corpo e anima; nell’ultimo secolo, poi, è invalso il “dogma” scientifico-naturale per cui l’uomo è una “macchina” perfetta subordinata agli istinti di natura, in cui opera la mente. Una mente, comunque, meccanizzata e istintualizzata che ha solo bisogni… come un animale. Bisogni, peraltro, sempre più indotti da un’economia incalzante e predominante al punto che risucchia l’uomo e tutto ciò che lo circonda.
Sotto l’influsso di questa concezione binaria dell’uomo, la nostra cultura è andata sempre più radicandosi in una visione dove da una parte c’è la “fede” (spacciata per amore) e dall’altra la scienza (quello che si percepisce coi sensi): due mondi che non hanno nulla a che fare l’uno con l’altro e che viaggiano come due parallele che non si incontreranno mai.
Fortunatamente, Rudolf Steiner, con tutta la sua immensa opera agli inizi del secolo scorso, e Pietro Archiati, nostro contemporaneo, con tutto il suo lavoro durato otre quaranta anni per rendere accessibile ad ognuno la complessità della scienza dello spirituale, ci offrono gli strumenti per comprendere come queste due realtà di Amore e Scienza, in realtà, non si sono mai separate. Ci sono voluti diversi secoli, a partire dalla rivoluzione copernicana, per renderle sempre più distanti l’una dall’altra. E questo allontanamento, visto da una prospettiva sovrasensibile e morale, è un fatto che ha direttamente a che fare col carattere divino della libertà umana.

Una caratteristica fondamentale della libertà è quella di essere ignorata, omissibile al punto da perderla completamente, perché, se così non fosse, sarebbe un semplice dato di natura. E, proprio perché l’uomo non è un essere di natura sensibile-tattile, se non nel suo aspetto esteriore come una pianta o un animale, è l’unico essere in grado di pensare e creare. L’uomo ha questa facoltà che può liberamente scegliere di esercitare oppure no.
Già questo fatto oggettivo rende “percepibile” ad ognuno la pienezza di un Amore divino che ci lascia appunto liberi di scegliere. Nessun altro essere al Mondo può scegliere. Ed è importante rendersi conto che questa scelta è possibile grazie alla svolta dei tempi avvenuta duemila anni fa. Possiamo infatti dividere il corso dell’evoluzione dell’umanità in una prima metà, avvenuta prima del Mistero del Golgota, e in una seconda metà che si compie dopo il Mistero del Golgota.
Nella prima metà l’amore è ancora istintuale, di natura se vogliamo, come quello del bambino che ama incondizionatamente la sua mamma da cui dipende in tutto e per tutto. In questa prima fase della storia evolutiva una prima percezione sul piano conoscitivo è stata possibile grazie alla compassione che troviamo nella dottrina del Buddha.
Nella seconda metà, l’amore puramente istintuale può divenire amore scelto per libertà. Nei Vangeli troviamo la testimonianza di come siano state immesse nel singolo essere umano tutte quelle forze necessarie per poter capire con il cuore e amare con la mente.
Nella prima metà della nostra era, dunque, eravamo guidati dalla “fede” nelle leggi divine, così come i piccoli si affidano fiduciosi al genitore che è “padre del loro mondo”; allora, tutto intorno all’umanità era pura “grazia”, condizione pura e necessaria per diventare grandi. Nella seconda metà, invece, ogni condizione e forza per «divenire uomini» è stata immessa nell’umanità, non manca nulla, e ora spetta al singolo l’esercizio della sua umanità.
Al punto mediano di queste due fasi dell’evoluzione umana, l’uomo ha la possibilità di iniziare a coltivare e a sviluppare quelle forze che, senza l’incarnazione del Cristo, sarebbero andate disseccando; si tratta di forze che sono state letteralmente rigenerate per puro Amore del Logos in ogni anima umana; esse, infatti, stavano decadendo a causa dell’inserimento dell’uomo nella condizione prevalentemente tellurica e materiale.

Attraverso un cammino di conoscenza scientifico-spirituale possiamo iniziare a prendere consapevolezza del compito che ci aspetta. In tal senso, i Vangeli con le chiavi di lettura scientifico-spirituali, ci offrono cammini conoscitivi e morali infiniti.
Ad esempio, nel Vangelo di Giovanni leggiamo dei 7 segni (detti miracoli) – dalle “Nozze di Cana” al “Risveglio di Lazzaro” – che si svolgono nel periodo dei tre anni avvenuti dal Battesimo nel Giordano in poi, e scopriamo che la crescente attività operata dal Logos riguarda propriamente lo sviluppo delle 7 parti costitutive dell’essere umano: quelle che possono evolversi dal corpo fisico (Physis) all’Uomo Spirituale (Atma).
Nel primo segno, quello delle “Nozze di Cana”, avviene l’affrancarsi da una conduzione di vita legata al sangue della stirpe; nel secondo segno, del “servitore regio”, avviene una prima presa di coscienza di sé, delle proprie forze interiori (pistis, fiducia); col terzo segno, quello del paralitico, l’individuo «guarisce» per volontà sua, sceglie il proprio cammino e non è più portato dal suo “lettino” (o karma), ma è il suo Io a decidere volutamente (o spiritualmente) dove compiere le sue azioni per l’umanità.
Ogni passo del Vangelo è come una scintilla che, attraverso la conoscenza, porta ognuno a vivere l’inesauribile “calore” che è non solo trascendente, ma anche immanente nell’uomo. E il Mondo esiste quale condizione necessaria, affinché l’interazione tra esseri umani (o karma) non sia solo una faccenda privata, ma si ampli sempre più.
Nel quarto segno (la moltiplicazione dei pani) e nel quinto segno (la visione del Cristo sul mare) abbiamo una descrizione per immagini di questo percorso evolutivo umano.
Nel quinto segno Steiner specifica come il Cristo non dia direttamente i pani alla folla, ma ai 12 apostoli: la forza macrocosmica viene conferita dal Logos ai discepoli, e questi, a loro volta, iniziano ad irradiare dalla loro interiorità la stessa forza cristica. Questo è un episodio archetipico della interazione che gli esseri umani sono chiamati a instaurare, una interazione fondata sull’amore.
Nel sesto segno gli Apostoli “vedono” il Cristo camminare sulle acque. L’acqua, nel linguaggio di ogni tradizione misterica, ha sempre rappresentato simbolicamente il mondo spirituale. I discepoli vedono, appunto, con occhi sovrasensibili l’Io-Sono fuori da sé: nel “prossimo”.
Per noi, uomini moderni, questo passo del Vangelo costituisce una indicazione molto concreta sul modo possibile di rapportarci reciprocamente, in una forma che diviene terapia pura: cioè, quando io mi rendo prossimo dell’altro, e non quando chiedo chi è il mio prossimo!
Fino a quando ci consideriamo un mero meccanismo di natura, noi non potremo che viverci come parti prive di vita; se ci addentriamo nella conoscenza del Cosmo, invece, arriviamo a viverci come membra di un organismo spirituale. Allora andremo incontro al futuro quale espressione dello Spirito Risanatore (detto tradizionalmente Santo).
Nel Padre possiamo vedere il passato dell’umanità (corpo); nel Figlio il passato di ognuno (anima); nello Spirito Santo il presente e il futuro nella conoscenza amante dell’individualità umana. Con la parola Logos (da cui logica) viene identificato il Cristo, e non con la sola parola Agape (amore spirituale). Perché il Logos è la logica dell’evoluzione; l’Amore all’evoluzione umana è ciò che in primis lo stesso Cristo ha voluto affrontare per conoscere la morte. Per cui nel Logos abbiamo conoscenza e amore. Un’inscindibile e inesauribile forza operante che ci accompagna per l’eternità. Anche la parola «eternità» richiede di essere afferrata nella sua concretezza. Dobbiamo cogliere che vi è in essa una prima e una seconda metà. Noi oggi consideriamo solo la seconda metà e la chiamiamo «immmortalità». Ma se vogliamo parlare effettivamente di eternità, e capire cosa si intenda con questo termine, occorre considerare anche la prima metà e inaugurare un termine nuovo: la «innatalità».

«Per l’uomo d’oggi è veramente “pazzesco” pensare che nel mondo agiscano forze distruttrici per via di un pensiero sbagliato pensato da qualcuno… È nato perfino il proverbio che dice: “I pensieri non pagano dazio”, perché la barriera doganale non si vede quando sorgono i pensieri. Essi però appartengono al mondo oggettivo, non sono solo eventi dell’anima.

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