Più fiducia nella vita

Più fiducia nella vita

- in Filosofia
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Cosa c'è dopo la morte

A cosa andremo incontro dopo aver lasciato questo Mondo? Rispondere a questa domanda non credo sia una cosa facile né tanto meno scontata. Questa difficoltà persisterà sino a quando il nostro pensare non smetterà di presupporre possibile la realtà di un altro Mondo basata su parametri esistenziali del Mondo terreno o antropomorfici.
La “Grande Illusione” – questo vuol dire la parola sanscrita “maya” –, ovvero la percezione di ciò che noi consideriamo «realtà» è strettamente connessa col nostro organismo neuro-sensoriale, ovvero coi sensi che ci consentono di avvertire tangibilmente quanto ci circonda.
La percezione di una realtà sovrasensibile, invece, richiede la presenza di nuovi organi il cui sviluppo, coltivato nel tempo, li abbia resi sufficientemente idonei a vedere “nuove realtà”. Ad ognuno è possibile sviluppare questi organi, basta l’impegno di un cammino interiore individuale la cui “regola” è: spassionatezza e spregiudicatezza.
Ma, in attesa di questo sviluppo della nostra natura interiore (ovvero delle forze dell’anima), noi, avendo un sano intelletto, possiamo sempre riflettere su quello che l’investigatore dello Spirito ci comunica riguardo le realtà ancora ignote per noi, così come non occorre essere un matematico per capire il teorema di Pitagora.
Il Logos, la forza pensante che il Cristo ha immesso nell’evoluzione, ha permeato ogni essere umano della capacità della logica con cui possiamo riflettere su ogni aspetto della realtà, e quindi anche sulla plausibilità dei concetti che Rudolf Steiner porta alla nostra percezione pensante.
Varcare la soglia della morte è ciò a cui va incontro ogni individuo quando il suo organismo è ormai privo di ogni vitalità corporea. Questo passaggio, però, può avvenire anche prima della morte biologica qualora l’individuo abbia sviluppato pienamente le sue forze interiori. In questo caso l’individuo si affranca dalla sua realtà fisico-corporea e in piena coscienza e consapevolezza, grazie agli organi sovrasensibili capaci di percezione e attività pensante, può osservare in primis l’arco di vita che va da quel momento fino alla propria nascita (immaginazione), e in seconda istanza può arrivare a percepire e comprendere anche l’attività che si è svolta prima della sua nascita (ispirazione).
Il fatto che l’individuo possa giungere all’esperienza della propria realtà animico-spirituale addirittura prima del concepimento, cioè prima di assumere un corpo fisico per linea ereditaria, ci porta ad una riflessione di grande importanza che apre prospettive nuove. Per consuetudine di pensiero siamo soliti ammettere solo l’immortalità dell’anima, ora, però, siamo chiamati a considerare l’innatalità dell’individuo, ossia la preesistenza del suo Essere.
Cogliere tali verità non è una questione intellettuale. Accogliere la “verità” richiede un sentimento di sacro timore da parte nostra, l’anima deve restare in reverenziale attesa di una Grazia che le verrà concessa solo se essa si renderà degna di tale verità.
Il ricercatore dello spirituale quando inizia ad addentrarsi nel Mondo sovrasensibile viene a conoscenza che i propri pensieri sono Esseri autonomi indipendenti, mentre vivendosi nel corpo questi pensieri sono un tutt’uno con esso. Per il defunto che ha appena lasciato il piano fisico i pensieri-rappresentazioni temporali di una vita si stagliano come in un quadro: il tempo diventa spazio.
Dopo questo “cinema” della nostra ultima esistenza, inizia il vissuto interiore della nostra anima, ovvero il Mondo esteriore della vita terrena diventa Mondo interiore.
Tutto quello che abbiamo cagionato agli altri viene da noi vissuto interamente come un’intensa sofferenza, passando in una continua alternanza di luce e buio spirituale: la beatificante radiosità di conoscere il Mondo e le Entità spirituali si trasforma in una solitudine dell’anima nel ripercorrere quanto ha attraversato nel precedente rilucere.
Queste fasi che si alternano, un po’ più lunghe del tempo tra l’addormentarsi e il risveglio, si susseguono copiose fino ad una “mezzanotte spirituale” dove ci si trova a metà tra l’ultima vita terrena e la nuova nascita.
L’individuo sentirà una volontà quasi magnetica di pianificare la sua nuova nascita in modo da pareggiare quanto di disarmonico ha lasciato nella precedente incarnazione.
Egli vive come una “nostalgia creante” l’anelito a intraprendere la nuova realtà terrena quale miglior condizione – o meglio, karma – così da pareggiare quanto rimasto insoluto.
È sempre curioso riscontrare come la nostra mentalità terrestre sia spesso l’opposto di una saggezza divina. Per noi “mortali” il sentimento della nostalgia è qualcosa di passivo mentre nell’immaginativa morale è una forza d’amore tale da immergersi nella nuova esistenza terrena con tutto l’entusiasmo possibile.
In questa pienezza di volontà-senziente abbiamo proprio la massima attività spirituale nelle parti costitutive del nostro essere.
Ogni essere umano ambisce alla realizzazione del proprio compito individuale, ma questo comprende anche la consapevolezza che la nostra anima o Io ordinario ha solo voglie, desideri, che a ogni esistenza terrena saranno gli ostacoli da superare in sé. Per cui, dalla volontà pura che abbiamo prima di nascere, dal Cielo, avremo tutte le contro-forze corrispondenti che emergeranno dalla Terra, in tal modo possiamo riscontrare se ciò che desideriamo sono le brame dell’Io ordinario o la volontà dell’Io superiore. Sarà solo grazie alla forza che possiamo sviluppare in ogni ripetuta vita terrena se avremo modo di trasformare la nostra passività dell’anima in un’operante attività dello Spirito individualizzato. Allora sì che potremo non solo parlare di immortalità, ma esserne pienamente coscienti. Questa consapevolezza dell’Io anche senza avere un corpo è ciò che ci rende immortali: l’autocoscienza. Ed è possibile perché l’esperienza dell’Io Sono che – sempre e soltanto se lo vogliamo – esercitiamo sulla Terra è stata portata dal Cristo all’intera umanità così da rendere luminosa la vita dopo la morte.
È sempre entusiasmante potersi fare dei pensieri come questi, renderli plausibili approfondendo temi come quelli offerti in questa conferenza: è un’ennesima “Grazia”, se vogliamo.
E la cosa straordinaria è proprio quella di poterne parlare, a nostra volta, in un modo che queste parole possano venir comprese dagli altri. Parole tali da non venir semplicemente riportate perché le abbiamo apprese a memoria ma, perché le abbiamo rese parte del nostro lessico quotidiano e vivente.
Una conoscenza con cui non vogliamo dimostrare nulla e tanto meno convincere, ma solo mostrare le possibili realtà che si nascondono dietro il Mondo apparentemente conosciuto. Questo è il presupposto per entrare nell’altro Mondo in piena capacità pensante e amante.
Saremo sempre più vicino ai nostri cari defunti perché sapremo che tutto quello che fisicamente è una separazione, spiritualmente è un incontro.

“Chi si è separato continua a vivere unito con le persone che ha conosciuto, come in una connessione telepatica. Vive con loro spiritualmente, non ne è separato, ma tutto questo si realizza sempre solo lungo il percorso indiretto che egli compie attraverso la sua vita terrena. Il mondo del defunto consiste di persone che con lui hanno vissuto sulla Terra in rapporti amichevoli o di inimicizia.”
Rudolf Steiner

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