L’anima

L’anima

- in Filosofia, Religione
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Samaritana

Inerzia interiore

In senso scientifico-spirituale l’anima è indubbiamente una realtà sovrasensibile, ma questo non significa che sia una forza “attivamente creante”. Nell’immaginario collettivo la parola “anima” evoca l’idea di quella forza superiore che, sola e unica, ci contraddistingue come capaci di una tensione religiosa o di un ideale. Questo perché ben poco se ne conosce e ci si attiene ad una letteratura tradizionale ed obsoleta. Un’anima comunque subordinata all’esistenza corporea: nasciamo con un corpo e ci viene “data” un’anima
Non appena ci si addentra nella vasta opera di Rudolf Steiner, la visuale si amplia enormemente e si scoprono numerose qualità che non sono proprietà dell’anima, come solitamente si crede, ma dello spirito, ovvero della realtà costitutiva somma dell’uomo.
La mancanza di conoscenze sulla realtà dell’anima è tipica di una cultura istituzionalizzata che sembra far di tutto nel voler ignorare che esiste una dimensione umana affatto speciale e fonte inesauribile di gioia: la dimensione dello spirito creante che, solo, può essere capace di autonomia e che si infiamma nel generare pensieri sempre nuovi ed azioni frutto di fantasia morale. La nostra civiltà, lo vediamo, si fonda su una conoscenza ormai povera ed esanime che riduce l’essere umano ad un semplice essere di natura, un «animale superiore» totalmente passivo, incapace di risposte, e sempre pronto a reagire in modo automatico al mondo e in base ai propri impulsi, agli istinti e alle passioni.
Ecco! Questa è l’anima: affidarsi passivamente a quanto già dato in natura, sia esso mondo fuori di noi, sia esso mondo in noi, senza attivare le proprie forze creanti e rinnovatrici. Quelle forze creanti e innovatrici che possiamo sviluppare in quanto soggetti spirituali. Ciò non significa che siamo chiamati a fare sempre e necessariamente qualcosa di nuovo, ogni giorno; significa, invece, che possiamo pensare il “dato” esistenziale che ci circonda in modo sempre nuovo. Allora sì che viviamo da spiriti!
I pensieri di ieri ripetuti oggi sono “anima”, cioè mera passività.
L’essenza dello Spirito è quella di creare dal nulla, un nulla di causazione, in quanto la causa risiede solo nella mia capacità di pensare creativamente e con amore. E per poter pensare ognuno di noi ha sempre di fronte a sé l’intera massa di percezioni offerte dal mondo in cui siamo nati. L’infinito squadernarsi delle percezioni non è altro che il «Logos» che si è fatto carne, frammento dopo frammento, in un processo che si presenta come «rallentato» così che noi abbiamo modo di coglierlo nel tempo, giorno dopo giorno, istante dopo istante.
Il corpo di cui disponiamo sono tutte le condizioni necessarie esteriori e potremmo chiamarlo la dimensione del Padre (le parole Pater e Pietra, cioè la realtà minerale, hanno la stessa assonanza); le condizioni necessarie interiori sono le potenzialità di cui possiamo disporre, e questa possiamo chiamarla la dimensione del Figlio, sono i presupposti per il conseguimento della dimensione specificamente umana: la libertà.
L’esercizio quotidiano di questi pensieri ci consente di lasciar fluire in noi il Mondo spirituale, così come l’aria quando inspiriamo. Naturalmente occorre un cammino d’interessamento continuo nei confronti del Mondo – noi stessi, ciò che ci circonda, gli altri –, ma questo non preclude la gioia di vivere, anzi, la moltiplica facendoci vivere un’esperienza di felicità. In questo modo non saremo mai passivi nei nostri pensieri, nei sentimenti e con gesti che si manifestano spontaneamente in noi come risultato karmico delle precedenti vite terrene. Tutto questo riguarda solo il mio “passato”. Renderò, invece, il mio presente creativo, ricco, foriero di forze nuove verso il futuro grazie ad un pensare non più automatico, ma creativo.
Trasformare il Mondo richiede, prima, la capacità di trasformare la nostra interiorità con un esercizio continuo animato da forze di volontà sempre più consistenti. Allora le azioni della nostra vita saranno incentrate non tanto sul «che cosa», bensì sul «come»: con o senza amore e conoscenza. La nostra interiorità sarà una sfavillante dimensione di creatività amante, e in ogni luogo in cui ci troveremo saremo sempre motivati ad agire con amore.
Nel cammino di conoscenza diverremo sempre più capaci di apprezzare con meraviglia le basi corporee e animiche che la Grazia ci ha donato e continua a donarci. A noi è dato il compito di trasfigurarle con l’attività del nostro Io individualizzato. Le realtà cosmiche terrestri (impulso fisico; eterico; astrale) hanno infatti posto le condizioni necessarie a che questa missione dell’uomo possa attualizzarsi. L’uomo è chiamato a divenire un Io, l’Essere della Libertà.
In questo cammino, che impegna tutta l’evoluzione sulla Terra, spetta a noi in quanto essere autonomi e pensanti trovare le soluzioni. Forse il Mondo ci viene incontro con malesseri corporei, con enigmi esistenziali, con un karma anche complesso, ma il karma è proprio questo: la relazione tra la nostra anima, quale Io quotidiano, e il nostro Io superiore che ci pone costantemente in situazioni dove siamo chiamati a considerare tutto il possibile in termini di pensieri ed azioni.
Concepire l’anima come il passato dello spirito ci aiuta ad immettere un costante anelito propositivo nella nostra vita; ci aiuta a non fermarci interiormente, ma a sviluppare un interessamento continuo a tutto e a tutti, così da non crogiolarci in rappresentazioni trite e ritrite che sono fonte di un’inevitabile noia. La noia emerge proprio da una mancanza di nuove appaganti conoscenze a cui l’anima anela, e un’anima che si annoia poi si ammala al punto da causare inevitabili patologie corporee.
I malanni non vanno visti e vissuti come un male, ma sempre come un aiuto spirituale a non deviare dal nostro cammino interiore affinché diveniamo un essere individualizzato.
Nelle Scritture l’anima ha sempre attributi femminili, e questo ci consente di riflettere su un fatto: l’anima è dimensione di passività, ma è anche pura potenzialità, forze che attendono di venire risvegliate.
Un esempio di questo aspetto femminile è dato dalla figura della Samaritana di cui narra il Vangelo di Giovanni. L’acqua attinta dal pozzo rappresenta tutto il «pensato indotto» dalla cultura ebraica del tempo, i Comandamenti di Mosè che danno indicazioni sul da farsi nella vita.
Il testo evangelico, però, ci mostra che può anche avvenire una certa rivoluzione interiore grazie alla quale iniziare la ricerca del senso della vita. L’individuo conquista nuovi modi di vedere quanto lo circonda e allora, in quanto anima, avrà l’incontro col Cristo. Per quanto ci riguarda, passeremo da uno stato di lamentela continua su tutto e tutti, che ci fa essere mera passività, a piena attività nelle nostre tre forze interiori dell’anima. Troveremo allora le sorgenti zampillanti del pensiero, del sentimento e della volontà, che ci indicano sempre il meglio da fare.
Un altro esempio del femminile possiamo vederlo nella Madonna col Bambino di Raffaello: l’anima umana generata dall’universo spirituale, che a sua volta genera lo Spirito in sé, dal proprio essere – Figlio dell’Uomo, è chiamato il Cristo.
Lo Spirito dell’uomo, l’Io, rispetto alle tre precedenti “nascite” – fisica; eterica; astrale – è il più piccolo, è nato per ultimo. Comprendiamo allora le parole dette dal Cristo nel Vangelo di Matteo (25, 40): «In verità Io vi dico: ciò che avrete fatto al più piccolo dei miei fratelli lo avrete fatto a me».
Capire qualcosa accende sempre l’anima; mantenere l’esercizio quotidiano della conoscenza con le letture, praticare la meditazione ed essere costanti e perseveranti negli esercizi, aiuta il risveglio della nostra anima che da “Bella addormentata” diviene regina nello sposalizio con lo spirito.
L’anima umana – (Gv 4, 21) – è chiamata a credere nel Signore – rappresentante dell’Io umano.
Credere in quanto aver fede, fiducia, nelle forze latenti dell’Io in ciascuno di noi.
Scoprire questa capacità è come una rivelazione, un’apocalisse, che non richiede la fine del Mondo, se non la morte di quel personalismo reso ottuso dai sensi che non vede altro se non la realtà fisico-sensibile.
«La donna dice a lui: Signore, dammi quest’acqua di cui tu parli affinché io non soffra più sete e non debba sempre venire qui ad attingere l’acqua». (Giovanni, 4, 15)

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