L’amore non ha opposti

L’amore non ha opposti

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Il mistero dell'amore

Probabilmente la parola amore è tra le più usate e reiterate al mondo, in quasi ogni contesto della vita. Ma cosa conosciamo veramente di questa “forza” che pregna ogni scintilla del Cosmo?

Intanto, possiamo partire dalla saggezza Greca che ne riconosceva tre dimensioni, che riconducono, non a caso, alla triarticolazione del Macro e Microcosmo:

  • eros  (corpo)
  • filìa   (anima)
  • agàpe  (spirito).

In origine vi era solo la parola eros, quale “amore alla conoscenza”, ma col passare del tempo nell’identificarsi sempre più con l’elemento terrestre, gli iniziati greci hanno scelto di coniare altre due parole, così da collocarne la specifica sfera d’azione riguardo il corpo, l’anima o lo spirito. Con “eros” si è preferito individuare la dimensione corporea legata all’istinto; con “filìa” abbiamo l’amore dell’anima, in cui si riflettono le emozioni, le simpatie… l’intessuto dei sentimenti e con l’avvento del cristianesimo ritroviamo la dimensione spirituale dell’amore, quale libera forza operante non soggetta a istinti e simpatie: agàpe.  

Sarebbe curioso vedere in ognuno di noi da quale sfera originino le nostre azioni.

Sicuramente dalle prime due – tra corpo e anima – scaturisce la maggior parte delle azioni ma non sarebbe male se iniziassimo a pensare prima di far qualcosa, chiedendoci: 

Qual è la nostra “spinta d’amore”?

Per esempio usiamo la stessa parola amore quando diciamo di “far all’amore”. Un detto che ha in sé un significato prettamente corporeo ma che dovrebbe richiamare una sfera dell’anima quale bacino di passione – di amore – che si prova… Per noi o per l’altra/o.

Racchiudiamo tutto in una parola senza distinguerne la differente origine in noi: 

  • è un bisogno del corpo; 
  • un desiderio dell’anima 
  • un volere dello spirito?

Iniziando a riflettere  in merito all’amore – questione umana infinita – cadremo immancabilmente in moralismi, inculcati dalle Istituzioni laiche o religiose che siano, da cui, comunque, non proviene alcuna sana educazione. 

La morale tradizionale cerca di addestrare gli uomini con divieti e paure, a differenza di una sana morale che cerca di educere – tirar fuori – tutte le capacità latenti nell’essere umano, così che possa diventare un creatore in ogni cosa che fa.  

Ma per questo, occorre nutrirsi di amore e verità: criterio sommo di ogni moralità.

Un primo passo in questa direzione può iniziare dal non dar tutto per scontato, che tutti la pensino allo stesso modo e iniziare ad ascoltare l’altro essere umano che ci viene incontro, ancor di più se di sesso opposto.

L’anima della donna vive le emozioni del Mondo a differenza dell’interiorità del maschio che vive l’intellettualità della scienza astratta – in quanto priva di spirito – e la materialità della tecnica. 

Il maschio cerca la propria anima nella donna e la donna nell’uomo cerca lo spirito: esotericamente il maschile è lo Spirito e il femminile l’Anima.

Per esempio dedicare del tempo quotidiano a questo tipo di letture a molti potrà sembrare una perdita di tempo – maggiormente all’uomo e meno alla donna. Ma se non iniziamo ad avere nuovi pensieri che ci aiutano ad affrancarci dal Mondo che conosciamo, non riusciremo a viverci come creatori amanti di ogni nostra azione.

Amare un’altra persona vuol dire capirla e per capirla occorre conoscerla… 

Per questo l’eros era un amore alla conoscenza e se inizieremo, liberamente, questo sentiero, allora sì che ci troveremo uniti a ogni essere del Cosmo.

Allora trasformeremo il nostro “ego” – quale luce riflessa nell’anima del nostro “IO” (spirito) nella sua propria pienezza: l’amore che comprende ogni cosa.

Diventeremo condizione della libertà altrui  laddove, attraverso elementi conoscitivi, indicheremo la via che conduce l’anima a non appagare esclusivamente i bisogni del corpo, e della materia, ma ad aprirsi alla ricchezza della forza amante dello spirito: la volontà che opera.

Ed essendo il corpo a perire – affinché lo spirito possa, tornare a rivedersi moralmente nel nostro Mondo di origine – si apprenderà che  lo spirito è tanto immortale quanto sa amare. E maggior sarà la conoscenza-amante che avremo esercitato sulla Terra e meglio sapremo orientarci nei Mondi superiori. La paura della morte è un’ennesima prova dell’intridere sempre più la nostra anima di pensieri basati sulle leggi di natura.

Ricordiamo, sempre, che la natura, in quanto corpo, va vista come la condizione necessaria alla libertà, così come uno strumento musicale è necessario a liberare le melodie che può diffondere per tutti noi.

E la cosa più curiosa è che questo attaccamento alla materia, che precluderebbe la realtà spirituale, viene inculcato nell’umanità da un Essere assolutamente sovrasensibile, denominato dalle culture antiche “Arimane” e che ritroviamo esotericamente nella croce alla destra del Cristo.

Per cui il compito di questo “bravo demone” è quello di illuderci che dopo la morte tutto svanisce, sapendo benissimo che la morte è la grande illusione di coscienza degli uomini che non vivono più la realtà dello spirito.

Rattrista molto vedere oggigiorno quanto scevri d’amore siano i nostri pensieri, le nostre parole e le nostre azioni. 

Possiamo permeare d’amore i nostri pensieri grazie alla conoscenza. 

Ne abbiamo un inizio, di questo impulso conoscitivo, grazie alla filosofia Greca che fa scaturire tutto questo anelito alla conoscenza del Cosmo dalla meraviglia (thaumàzein) che si prova nel percepire il Creato. 

E, come dicevamo, pensieri che si rinnovano quotidianamente nel riflettere su quanto ci circonda non possono che entusiasmare la nostra interiorità.

E mentre i pensieri d’amore hanno più una dimensione universale, in quanto posso condividerli con chiunque altro che non fa parte direttamente del mio quotidiano, i nostri gesti quali “opere dell’amore” saranno solo per pochi. Solo quelle persone a cui ho scelto karmicamente di dedicarmi, rinunciando ad altre persone… 

Questa rinuncia è un vero sacrificio: “dar tutto ciò che si è e si ha”. Un gesto d’amore, questo, da non confondere col detto «Ti amo da morire». 

Il “morire” è da sempre un’allusione a realtà sovrasensibili: in questo specifico caso di coscienza.

Quando, per esempio nell’atto sessuale, il mio corpo sente il bisogno di venir appagato dal corpo dell’altro, la mia coscienza “muore”, perché mi chiudo totalmente in me stesso: è la massima forma di egoismo.

E, infine, tra i pensieri e le azioni d’amore abbiamo le parole d’amore… che trafiggono il cuore dell’amato, tanto da non lasciarlo per l’eternità, niente e nessuno potrà più togliergli questo amore.

Un’esperienza unica che forse pochi hanno fatto veramente e di cui oggi abbiamo una vera mancanza.

Da queste riflessioni impareremo a capire che l’amore non solo non ha opposti ma neanche maggior o minor percentuale che possa provare: l’amore o c’è o non c’è.

L’amore è la capacità che ha il cuore di ognuno di rendere interessanti tutti i fenomeni del Mondo. 

E l’interessamento riguarda solamente me, quale individuo capace di prendere a cuore tutto ciò che esiste. 

È tutto interessante, tanto da render l’essere umano il più felice di questo mondo nello scoprire che l’interessamento agli altri ci apre la porta a una nuova dimensione: non più dell’avere ma dell’essere.

Allora impareremo che non è possibile filosofeggiare tra “l’essere e il non essere” ma vivere solo la forza dell’amore quale forza del farci divenire sempre nuovi e ideatori in ogni giorno della vita, dove non osserveremo solo ciò che è giusto, perché questo ci renderebbe stabili, ma vivremo l’amore come una forza labile che cerca eternamente l’equilibrio in ogni contrasto, in ogni conflitto o “polemos” della vita, come diceva il grande Eraclito.

“E allora il Cristo dice alla donna: nessuno ti ha condannato? Neanch’io ti condanno, io non sono venuto per condannare, ma per amare.“.

 

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