Nell’essere umano divengono Libertà: Amore
L’uomo è chiamato a sviluppare sempre più la propria autonomia nella capacità pensante e, affrancandosi da ogni condizione di dipendenza – sia essa di natura religiosa, culturale o politica –, a viversi come essere «libero». Di fatto, oggi non siamo affatto interiormente liberi e viviamo ancora sotto la costrizione del “dovere”, sia esso imposto dalla Chiesa piuttosto che dallo Stato. Eppure, duemila anni fa è avvenuta la svolta: è iniziata la possibilità del vero cammino dell’essere umano; da una situazione in cui la divinità decideva ogni cosa per l’uomo (vedi le “Leggi di Mosè”) siamo passati ad una condizione totalmente “apocalittica” in cui il sommo Padre parla e, attraverso il Logos (Figlio), dice che d’ora in avanti è lasciata ad ognuno la possibilità di scegliere il proprio cammino. In questo progetto cosmico, gli Spiriti angelici operano per amore dell’uomo così che questi possa diventare pienezza d’animo, ossia uno spirito umano che agisce in modo da diventare sempre più la condizione per la libertà altrui. Il «Padre» ha posto tutte le condizioni di natura esteriore (corpo), il «Figlio» ha offerto tutte le potenzialità della natura interiore (anima). Da queste “premesse”, o meglio, da queste forze, è possibile trasformare la nostra interiorità conseguendo il fine e la morale dell’evoluzione universale: divenire «Uomo», ovvero la decima gerarchia angelica.
Questo richiede la piena volontà dell’individuo e la sua piena adesione: ogni essere umano è chiamato a prendere coscienza non solo della realtà degli Esseri divini che operano incessantemente intorno a noi, ma che spetta a noi, come individui liberi, nutrire quotidianamente l’impegno nel volere attuare questo cambiamento. E si parte dalle piccole cose, perché solo così, passo passo, potremo diventare “grandi”. Imparare ad ascoltare l’altro che ci chiede attenzione, frenando l’immediata reazione alla critica o avendo in mente già la risposta, è solo un esempio delle “piccole cose” che si possono attuare giornalmente. La difficoltà nasce dal fatto che si crede che l’amore per il prossimo consista in semplici “parole di amore”, e tutto è fatto. L’amore, invece, consiste in fatti, in azioni, e queste possono essere realizzate solo se a monte vi è conoscenza e dedizione. Diversamente, difficilmente l’amore può ardere in noi ed essere fruttuoso per gli altri. È come se dicessimo ad una stufa che “ha il dovere di riscaldare la stanza”, senza mettere noi stessi la legna. La legna nell’uomo è la vita spirituale e se questa manca, viene a mancare non solo il combustibile necessario a capire il Mondo, ma anche quel calore vivente (e non minerale) che ha dato origine al cosmo intero.
Lo spirito non è lo strumento del corpo, come incessantemente ci viene inculcato nei pensieri dal Drago “Signore del materialismo”. E ciò che fisicamente è una separazione, spiritualmente è un incontro.
Se solo si iniziasse ad coltivare quotidianamente il pensiero della prospettiva finale dell’evoluzione, risulterebbe sempre più chiara quella realtà futura di cui parla Rudolf Steiner: nella “Nuova Gerusalemme” (Terra Giove) il regno minerale passerà, vi saranno un regno vegetale, animale e non avremo più razze fisiche umane differenti, ma solo due razze morali di uomini. L’Apocalisse ne parla in questi termini:
- la Bestia – dove non esiste più l’umano
- l’Uomo – dove si è attualizzata la libertà.
La finalità e la moralità sono aspetti specifici dell’essere umano, nel quale convergono quale
esercizio di libertà:
- finalità > libertà del pensare
- moralità > libertà del volere.
Solo l’essere umano ha la possibilità di mettere in atto una morale, ovvero può scegliere tra il Bene e il Male; e per questo il suo fine, cioè la sua pienezza, è il bene morale sommo che occupa una posizione centrale nella “libertà cosmica”. È infatti possibile distinguere tre gradi li libertà:
- Quella della Divinità che sceglie tra Bene e Meglio
- Quella dell’Uomo che sceglie tra Bene e Male
- Quella dei Demoni che sceglie tra Male e Peggio.
Rendersi conto di questo è un primo inizio di quella presa di coscienza che deve caratterizzare il nostro periodo culturale che è post Greco-Romano. Noi siamo infatti nel quinto periodo e, come in quello greco-romano gli uomini si sono confrontati col mistero della morte, ora a noi spetta confrontarci col Mistero del Male. I due cosiddetti demoni Diàbolos e Satanàs vengono combattuti e resi innocui nel momento in cui l’individuo elimina le sue brame dall’anima, riguardo il primo, e riconosce l’errore e la menzogna nei meccanismi del Mondo da parte del secondo. È molto importante essere sempre vigili nel proprio pensare per non cadere nelle loro tentazioni mascherate ora come “spiritualismo” (Diàbolos), ora come “materialismo” (Satanàs).
La peculiarità dell’esercizio della libertà consiste infatti nel non cadere tra i due “mali” e tendere sempre verso il “nuovo” o “apocalittico” divenire interiore. In questo modo è sempre possibile continuare a redimere e trasformare se stessi, e con noi tutta la materia terrestre. Questo spiega anche perché ogni essere umano abbia bisogno di un periodo tra la morte e una nuova nascita: l’individuo, infatti, non essendo ancora in grado di trasformare la pesantezza del Mondo, ha bisogno di una pausa di rivisitazione dell’ultima incarnazione, e poi può riorganizzare karmicamente la sua successiva vita terrena dandosi nuovi compiti e nuove mete. La prima illusione, fonte di errore, è credere che una volta nell’altro mondo noi saremo capaci di libertà – come vorrebbe lo spiritualismo. Credere che la Terra sia un luogo peccaminoso da cui fuggire è però un grave errore, perché la Terra è il campo di esercizio della nostra libertà! La libertà può essere esercitata solo qui. Diversamente, non avrebbe avuto alcun senso che L’Essere solare o Logos venisse a camminare in mezzo a noi, e la sua forza di Amore e Risurrezione è tale che può rimanere incarnato nel corpo materiale Terra, senza bisogno di allontanarsene mai: «Io sarò con voi fino alla fine dei tempi» (Mt 28, 20).
Il male del materialismo è quello di cadere vittima degli istinti divenendo succubi di leggi di natura, il cui senso, invece, è offrirci il substrato per l’esercizio della nostra libertà, la vera forza sovrasensibile dell’essere umano. È sconfortante – anche impressionante – cogliere quanta maestria ci sia in queste “Entità ostacolatrici” che accompagnano l’esistenza dell’uomo. Esse sono Potenze, sono anch’esse Déi a cui la Divinità somma ha richiesto che non progredissero come gli altri, ma diventassero quanto di “meglio” per l’Uomo. Noi li concepiamo come un “male”, ma in realtà sono solo necessarie in quanto è per loro mezzo che l’uomo può scegliere il “bene” crescendo interiormente.
Senza dubbio anche queste possono sembrare solo parole, il che è abbastanza plausibile quando le cose si vedono dal di fuori – in questo caso si leggono –, e il tutto appare come una “Teoria” – da cui la parola “teatro”. Il teatro è il luogo in cui noi abbiamo modo di contemplare qualcosa senza viverla in prima persona. Il mondo greco aveva diversi termini per indicare il «vedere», e una di queste è per l’appunto Theàomai, l’osservare, il contemplare qualcosa. Ogni teoria resta tale se l’individuo non vi aggiunge l’esperienza, e la prima esperienza possibile a tutti è il pensare questi contenuti di pensiero. Ogni giorno, ogni momento.
Noi abbiamo la possibilità di intensificare la nostra forza meditativa esercitando la nostra volontà nella attività pensante: invece che lasciare vagare a casaccio i nostri pensieri, li concentriamo su un contenuto di pensiero scelto da noi per alcuni minuti; può essere un teorema matematico, ma, ancor meglio, può essere un semplice oggetto d’uso comune come un chiodo. Il controllo del nostro pensiero, reiterato nel corso del tempo, è il presupposto primo per poter poi meditare su immagini o su una frase ricca di contenuto spirituale. Allora la nostra anima è in grado di «sostare» in meditazione. Le immagini, o i mantra ricchi di significato, non devono essere oggetto di speculazione o ragionamento da parte nostra. Essi devono vivere in noi, devono prendere vita! Allora favoriranno la fioritura dei nostri organi sovrasensibili. L’importante è non demordere e non darsi mai per vinti, avendo la pazienza che tanto saranno l’impegno e la perseveranza, e tanto saremo accompagnati nel nostro sentiero dagli Esseri angelici fino al Signore dell’Amore. La grandezza del Logos non ci intimidirà, né mai ci impedirà di percorrere tutte le strade che riterremo giuste, anche perché per quanti errori faremo, noi saremo sempre portati dalle sue spalle. E tutte le volte che sbaglieremo, proprio perché non vuole che restiamo bambini, ci tratterà da adulti rimettendo a ciascuno di noi i nostri debiti.
“Chi si affatica sempre a tendere più oltre
noi possiamo redimerlo”