La sanità italiana garantisce le cure essenziali?

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Sanità

Dati e statistiche per valutare l’efficienza della sanità in Italia

La sanità italiana riesce a soddisfare i bisogni di tutta la popolazione? Siamo partiti da questa domanda e abbiamo ripreso alcune analisi e dati per mettere in luce le differenze relative al sistema sanitario in più regioni italiane. In particolare, abbiamo scelto di riprendere un’analisi realizzata da una rivista che riprende la nostra mission. Ohga, il magazine online per chi vuole stare bene con sé stesso, con gli altri, con l’ambiente, ha messo in evidenza alcuni dati legati al tema della salute dei bambini e allo stato dell’assistenza medica in Italia. 

Aspettativa di vita bambini: differenze tra Nord e Sud Italia

Dal resoconto di Ohga è possibile notare come, partendo dal Trentino Alto Adige, scendendo di 100 km circa la durata media di aspettativa di vita di un bambino si abbassa di un anno. Di conseguenza è impietoso il confronto tra l’aspettativa di vita di città del Nord Italia come Bolzano (in cui la media si ferma sui 67 anni) e quella di città della Calabria come Catanzaro in cui l’aspettativa di vita media è ferma a 52 anni, di 15 anni minore rispetto al primo riferimento.

Questi dati sono particolarmente interessanti perché ci mostrano come, pur vivendo nello stesso paese, l’aspettativa di vita cambia. È così che il tempo che ha davanti un bambino è influenzato moltissimo dall’area geografica, dal contesto familiare e dalla condizione economica in cui si trova mentre cresce. 

È importante sottolineare che ogni bambino ha il diritto di godere del miglior stato di salute possibile e di avere a disposizione tutti i servizi medici che gli servono per affrontare la propria vita.

Un altro dato da prendere in considerazione è quello della povertà assoluta dei bambini in Italia che – negli ultimi 15 anni (prendendo in considerazione il periodo dal 2007/8 ad oggi) – è quadruplicata e nell’ultimo anno colpisce 1 bambino su 7 della popolazione italiana. La povertà incide particolarmente sulla salute del bambino che da soggetto fragile che vive in uno stato di povertà ha inoltre una maggiore possibilità di incorrere in malattie gravi e pericolose per la propria incolumità come il cancro. Su questo tema ci sono dati ulteriori che confermano il trend di crescita rispetto alle malattie. Ogni anno si ammalano di tumore o leucemia oltre 1400 bambini e 800 adolescenti, mentre ogni anno 400.000 bambini e adolescenti ricevono una diagnosi di cancro.

Un ulteriore problematica è data dallo stato della sanità italiana in relazione alle frequenti problematiche dei bambini e alla mancanza di fondi e posti letto per accogliere l’elevato numero. 

Dall’analisi già citata si può osservare come in 9 regioni italiane, i ricoveri per patologie psichiatriche infantili siano cresciute del 40%, 4 bambini su 10 soffrono di:

  • disturbi d’ansia
  • psicosi
  • disturbi del comportamento 
  • disturbi dell’alimentazione 

e non accedono alle cure perchè al momento ci sono solo circa 400 posti letto in tutta l’Italia. A testimonianza di questo c’è anche la mancanza di figure professionali specializzate tanto che in Italia mancano all’appello circa 1400 pediatri. Un dato che preoccupa ulteriormente è quello relativo alle spese pubbliche. Soltanto il 12% della spesa pubblica è dedicata alla prevenzione e alla medicina di base, mentre solo il 6% delle risorse sono destinate ai minorenni. Quanto è efficiente il sistema sanitario italiano? Cambia da regione in regione?

Un report per comprendere lo stato della sanità in Italia

Noi di Salute Plus vogliamo mettere in luce lo stato della sanità e dell’assistenza in Italia, partendo da un report pubblicato dal Ministero della Salute che ha evidenziato come nel 2021 ben 7 regioni italiane non siano state in grado di offrire e garantire le cure “essenziali” alla popolazione. Se da un lato quindi ad esempio Calabria, Valle d’Aosta e Sardegna non offrono il miglior servizio, dall’altro Toscana ed Emilia Romagna ad esempio sono sinonimo di qualità per ciò che riguarda il servizio di sanità per la popolazione. Riportiamo di seguito una tabella esemplificativa dei dati raccolti negli ultimi anni. 

Dalla tabella è possibile evidenziare i risultati delle singole regioni, tra chi è riuscito ad ottenere un risultato positivo (Piemonte, Lombardia, Provincia Autonoma di Trento, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Liguria, Emilia Romagna, Toscana, Umbria, Marche, Lazio, Abruzzo, Puglia e Basilicata) e chi invece ha ottenuto un punteggio inferiore alla soglia minima in alcune aree come Provincia Autonoma di Bolzano (Prevenzione), Molise (Ospedaliera), Campania (Distrettuale) e Sicilia (Prevenzione); • in due macro-aree: Sardegna (Distrettuale e Ospedaliera); • in tutte le macro-aree: Valle d’Aosta e Calabria.

Come funziona questo Nuovo Sistema di Garanzia del Lea?

Il NSG è uno strumento operativo dal 1° gennaio 2020 che valuta distintamente le tre aree di assistenza (ospedale, distretto, prevenzione) e attribuisce loro un valore compreso in un range 0-100. La garanzia di erogazione dei LEA è raggiunta qualora ogni livello abbia un punteggio pari o superiore a 60. Non vi può essere quindi una compensazione tra differenti livelli.  

Il punteggio di ogni area è determinato dalla media di 22 indicatori (con un peso pari a 1 qualora la soglia è data dalla mediana dei valori regionali e un peso pari a 2 se è fissato dalla normativa di riferimento). Questi sono così suddivisi:  

  • 6 per l’area della prevenzione (copertura vaccinale pediatrica a 24 mesi per esavalente e MPR, controllo animali e alimenti, stili di vita, screening oncologici);
  • 9 per l’attività distrettuale (tasso di ospedalizzazione di adulti per diabete, Bpco e scompenso cardiaco e tasso di ospedalizzazione di minori per asma e gastroenterite, intervallo chiamata-arrivo mezzi di soccorso, tempi d’attesa, consumo di antibiotici, percentuale re-ricoveri in psichiatria, numero decessi da tumore assistiti da cure palliative, anziani non autosufficienti nelle RSA);
  • 6 per l’attività ospedaliera (tasso di ospedalizzazione standardizzato rispetto alla popolazione residente, interventi per tumore maligno al seno eseguiti in reparti con volumi di attività superiore a 150 interventi annui, ricoveri a rischio inappropriatezza, quota di colecistectomie con degenza inferiore ai 3 giorni, over 65 operati di frattura al femore entro 2 giorni; parti cesarei in strutture con più e meno di 1000 parti l’anno).

 

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